Radio Granata

FAQ

Oggi compie gli anni Ivan Juric, ovvero colui che sta restituendo ciò che noi tifosi chiediamo, l'attaccamento alla maglia.

Mannaggia a lui, mi sta facendo tornare l’apprensione.

Questa frase mi è stata proferita da un mio carissimo amico, uno che quando c’è da dare addosso non si risparmia, per niente. Da lui sono arrivati gli strali più decisi durante le situazioni più complicate, ovvero gli attacchi tipici di chi ama e di chi non vede l’ora di amare di nuovo.

Juric è una delle scommesse della dannata era Cairo, l’ultima nella spasmodica ricerca di un allenatore che riesca a creare plusvalenze. Quanto visto a Verona lo rende accattivante e la scelta, in quella strana estate del 2021, sembra quasi obbligata. Stranamente, la scelta della società accontenta anche i tifosi, che vedono in Juric “uno con la grinta giusta”. Anche perché dire “da Toro” allora sarebbe stata blasfemia, per qualcuno.

Juric, a guardia di ciò che amiamo

In breve tempo, i modi di fare del nuovo Mister Granata sorprendono anche i tifosi più diffidenti, grazie ad una critica, anche diretta, nei confronti di tutto quello che non va. Arrivando a dichiarazioni assolutamente non interpretabili come “Faccio bordello poi mi prendono solo tre giocatori“. Insieme, c’è il gioco: aggressivo, stretto, a viso aperto, moderno, elementi che lo rendono piacevole da guardare. Così, il girone d’andata si chiude in tranquillità a 25 punti, più 11 rispetto all’anno prima, agli insegnamenti di Giampaolo. La stagione si chiuderà poi al decimo posto, posizione per la quale eravamo tutti depressi.

Tuttavia, mai per un solo secondo, ai tifosi è venuto in mente di puntare il dito contro Juric. Mai. Quasi come se a lui fosse stato accordato un ruolo di “guardiano”. Di che cosa non lo so, forse della nostra sanità mentale, oppure degli ultimi scampoli di Senso Granata, che si è ritrovato in mano da chi è arrivato prima di lui a salvarci dalla B, ovvero il traghettatore designato Davide Nicola.

L’anno del Juricismo

Il mister non ne fece mai mistero: il primo anno serviva per mettere su delle fondamenta, solo dopo si sarebbe potuto costruire. Forse è per questo che in Austria c’è stato quel che c’è stato, quel confronto diretto tra lui e Vagnati, che ha mostrato davanti al Calcio il ritardo clamoroso della costruzione richiesta. Da lì, è cominciato il vero percorso di consolidamento. Certo, a colpi di prestiti e formule inconsuete, ma per merito di Juric, almeno per parte dell’opinione pubblica. È bastato vederlo all’opera in modo rabbioso, quasi esagerato, per innalzarlo da guardiano a condottiero, da uomo alla quale affidarsi per dimostrare, a tutti, che il Toro che amiamo è vivo, nonostante tutto.

La “corsa all’attacco” vista contro la Lazio è di quelle che scaldano il cuore. Quelle che veramente ti fanno straripare il cuore di Granatismo e dire “Nonostante tutto, solo per la maglia”. Perché, ad oggi, a rappresentare la “maglia”, c’è lui. Questo è lo Juricismo, divertente neologismo da me creato. Che sui tifosi ha sortito un solo semplice risultato.

La forza del sentimento

La Juricismo ha restituito senso un sentimento, quello dell’attaccamento, che da troppo mancava. Il Toro che lui vorrebbe è lo stesso che vorremmo noi. L’amore non è altro che l’attaccamento a ciò che si vuole. Tutto questo crea un circolo molto sano in cui ciò che accade sul campo torna inevitabilmente ad essere centrale, perché benefico. Facendo così una pausa, desiderabile, da un tifo che ha come obiettivo l’autosabotarsi a tutti i costi perché c’è Cairo. Si, Cairo c’è, ma c’è anche ivan Juric, e io me lo tengo stretto, più di ogni altra cosa.

El Diretur

El Diretur

Fonda Radio Granata insieme con Giacomo Corongiu, la fa crescere insieme con Alberto Castino e dal 2020 si ritrova con in mano un mostro demenziale ma amato da tutti. Disprezza l'operato di Cairo tanto quanto rifiuta quelli che si credono oltre al Toro.