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Torino-Milan 0-0: una prestazione solida

Torino-Milan finisce 0-0, ma le indicazioni per Juric sono comunque buone: all'Olimpico si ferma la capolista

Le ultime giornate di questa Serie A servono quasi come passerella finale di una stagione che, per il Torino, deve servire a ripartire dopo un biennio di delusioni e un paio di retrocessioni sfiorate. Per questo motivo il risultato è importante, ma deve quasi sempre passare in secondo piano rispetto a prestazione e processo di crescita. Un processo, quello di cui sopra, che deve portare al ritrovamento di un’identità persa, si spera solo momentaneamente.

Torino-Milan finisce senza gol, con poche emozioni e con numeri in perfetto equilibrio: 14 tiri a testa, 3 in porta per entrambe le squadre, una grossa occasione per i granata smanacciata da Maignan, tanti tentativi – ma confusi – dei rossoneri e un rigore per la squadra di Pioli che, probabilmente, c’era. Pari giusto, tutto sommato, che serve principalmente per confermare quanto questa squadra, se non altro, a livello di carattere sia completamente trasformata rispetto al recente passato.

Le esigenze di Juric

Cosa da non sottovalutare, come detto e rimarcato più volte da Juric, sempre molto accurato nelle sue conferenze stampa. Quando il mister parla di volare basso e sottolinea le mancanze della squadra, sia dal punto di vista numerico che qualitativo, sta portando avanti un lavoro ai fianchi meticoloso verso la dirigenza, chiedendo – nemmeno troppo implicitamente – sforzi in vista della prossima stagione.

D’altronde, ormai, le problematiche le abbiamo capite tutti. Serve più incisività davanti, con un attaccante in grado di dialogare garantendo un minimo di gol sufficienti per vincere qualche partita in più; dei trequartisti in grado di saltare l’uomo, creare superiorità numerica e bravi nell’ultimo passaggio; dei laterali capaci di dare apporto in fase realizzativa. Si può lavorare, e in parte si è già fatto, su chi c’è già, ma i miracoli – soprattutto nel calcio – difficilmente accadono.

Torino-Milan, grandi con le grandi

Nel frattempo la squadra è tornata a disputare una partita apprezzabile dal punto di vista fisico e dell’intensità tenuta durante l’intero match. In Torino-Milan Bremer e compagni hanno rischiato complessivamente poco e, se si considera che comunque l’avversario era la capolista, il giudizio non può che essere positivo. Anche la fase difensiva è stata pressochè perfetta. Bremer ha giganteggiato, ma anche i compagni non sono stati da meno.

Per esempio, Ricardo Rodriguez ha chiuso il match senza sbavature: preciso in chiusura, attento in impostazione, ha impreziosito la prestazione con un lancio di destro per Belotti, che dopo aver saltato Tomori con uno stop volante a seguire non è riuscito a inquadrare la porta di Maignan. Zima, invece, si è occupato di Leao e Theo Hernandez: quando non ce l’ha più fatta, a sistemare la zona destra del campo ci ha pensato Izzo.

Cosa è andato e cosa no

Tra gli osservati speciali della partita c’era sicuramente Samuele Ricci, chiamato a sostituire Mandragora nel cuore della manovra granata. L’ex Empoli ha disputato una prestazione molto sottovalutata, completata dall’89% di precisione dei passaggi e un paio di verticalizzazioni importanti. Ecco, se c’è qualcosa che gli si può imputare è proprio il poco coraggio nel rischiare la giocata, ma probabilmente è una situazione sulla quale si lavorerà nel medio-lungo periodo.

Meno bene le fasce e la trequarti: se nel primo caso Singo e Vojvoda non hanno inciso da centrocampo in su – anche se il kosovaro ha sfiorato il gol, ma con un tiro estemporaneo e non costruito -, tra le linee Pobega si è limitato a tentare qualche inserimento, mentre Brekalo – totalmente isolato – ha ricevuto pochissimi palloni giocabili. In una partita in cui la spada era necessaria più del fioretto, il croato è sparito. Così come Pjaca, nemmeno mandato in campo.

I cambi hanno sistemato un Toro sulle gambe. Pellegri, nel finale, ha avuto uno spunto interessante, concludendo però con un tiro centrale un’azione che si era costruito da solo. Bene Izzo, come detto, ma anche Aina e Buongiorno, entrati per dare corsa e fisico a un Torino-Milan che richiedeva grande applicazione. Juric si prende un buon punto e recrimina, perché la squadra – ancora una volta – ha dimostrato di essere più efficace contro le big che contro le piccole.

E la cosa indispettisce, perché con un po’ di fortuna in più e qualche errore in meno, si sarebbe potuto fare il campionato della Fiorentina.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.

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