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#TorneremoStadio, il Derby dopo la Gloria

#TorneremoStadio, il Derby dopo la Gloria

Il racconto del Derby di ritorno 1991/92, nell'aprile più bello della storia Granata, da parte di Carlo nel suo Torneremo Stadio!

Breve prefazione. “Torneremo Stadio”, questa mia piccola rubrica su Radio Granata, non ha la pretesa di essere, una parte di letteratura giornalistica di qualche rilievo. Piuttosto, sono racconti personali di vita di Toro, vissuta sulla mia pelle, come migliaia di tifosi granata potrebbero raccontare. Io mi lascio travolgere dalla passione anche quando scrivo, per questo chiedo scusa a tutti coloro che la materia letterale l’hanno studiata e approfondita, al contrario di me che sono solo un ex frequentatore di curva e trasferte, se trovano il mio scritto a volte raffazzonato nell’esplicazione e grammaticalmente in difetto. Per quei pochi (o tanti) che mi leggono, spero solo di darvi uno spaccato di cuore granata che magari, qualcuno di voi, non ha vissuto e anche a coloro che invece c’erano e a cui piace ricordarlo.

Aprile 1992, non è uno scherzo!

L’aprile del 1992, per i tifosi granata, non fu un mese qualsiasi. Il giorno 1, al Santiago Bernabeu di Madrid, contro il Real, il Toro di Emiliano Mondonico, uscì sconfitto per 2-1 dopo aver dominato la gara per almeno un’ora in uno dei templi del calcio mondiale. Al cospetto di giocatori come Chendo, Sanchis, Luis Enrique, Llorente, Butragueno, Michel, Hierro e Hagi, allenati dall’olandese Leo Beenhakker. Lui, come tecnico, nel 1992, aveva già vinto 3 campionati d’Olanda con Ajax e Feyenoord, una Supercoppa dei Paesi Bassi con il Feyenoord e con il Real 3 campionati di Spagna, 2 Supercoppa di Spagna e 1 Coppa del Re. Un allenatore spocchioso, antipatico e presuntuoso che, al momento del sorteggio della semifinale di Coppa Uefa col Toro disse che non ci sarebbero stati problemi per il Real a passare il turno.

La partita di Madrid ci aveva consegnato la consapevolezza di un Toro all’altezza delle grandi d’Europa, senza timori reverenziali, che aveva messo sotto scacco il Real a casa sua per un’ora. Ci si perse un po’ nel finale, consentendo i due gol del Real, solo per l’uscita di capitan Cravero, per un’entrata assassina di Hagi, che gli procurò una grossa ferita lacero contusa con numerosi punti di sutura. Ma ogni tifoso del Toro, quella notte del 1 aprile 1992, andò a dormire convinto che il Toro poteva eliminare il Real nella partita di ritorno. E infatti il 15 aprile, al ritorno, facemmo un bello scherzo a Leo Beenhakker e al suo Real, 2-0. Loro a casa, noi in finale di Coppa Uefa!

Un Derby dopo la Gloria

La partita seguente, 4 giorni dopo Madrid, è proprio il Derby, Toro-juve. I bianconeri hanno l’ultima chance di dare filo da torcere al Milan lanciato nella conquista dello scudetto e devono vincere per riavvicinarlo. Il Toro, stanco e incerottato, senza Marchegiani e Cravero, sostituiti da Di Fusco e Benedetti, ha la possibilità di riscattare il derby di andata perso 1-0, ricordato per le espulsioni di Bruno e Policano e per la fatica immensa della juve di portare a casa quel derby, nonostante la superiorità in 11 contro 9.

Qui a Civitavecchia organizziamo, insieme agli amici di Viterbo, un pullman con 60 persone. Si parte da Orte la mattina presto, appuntamento al bar ristorante che si affaccia sull’ingresso dell’autostrada. E’ un viaggio di 7 ore pieno di speranza. Si canta, si fa casino, alcuni fumano e bevono e neanche poco. L’azienda di autobus, già collaudata da tempo, ha tutti i mezzi impegnati e oggi abbiamo dovuto cambiare marchio, a cui ci affidiamo per la prima volta. E purtroppo, sarà il nostro calvario della giornata.

In bocca al Nemico

Dopo tante ore di viaggio, quando imbocchiamo la tangenziale per raggiungere lo stadio Delle Alpi, il nostro autista sbaglia uscita. Finiamo direttamente fuori la curva Scirea, in mezzo ad altri autobus e macchine di tifosi bianconeri. E oggi a Torino piove. Incominciamo a sclerare con l’autista. Ci sono quelli come me che sono già abituati a trovarsi in difficoltà, ma con noi ci sono anche ragazzi molto giovani e qualche persona sopra i 60 che non è affatto tranquilla nel vedere la situazione creatasi. Si accorgono di noi due poliziotti che fermano l’autobus, guardano l’autista e gli dicono: “E tu, cosa cazzo ci fai qui?” Anche i poliziotti, chiaramente preoccupati per la situazione, fanno avvicinare il pullman su una piazzola, ci dicono di scendere tutti e che ci avrebbero fatto scortare DALL’ALTRA PARTE DELLO STADIO. Chi legge e ha frequentato qualche derby, avrà capito il momento che si stava creando.

Radunati sotto il pullman, veniamo pian piano accompagnati a cordone da 5/6 poliziotti verso la Maratona. Ma è difficile non accorgersi di noi, cosi colorati, in mezzo a uno squallore funereo di bianco e nero. Sentiamo partire i primi cori contro di noi, alcuni si avvicinano pericolosamente a una ventina di metri. Fanno partire un coro: “Granata tu sei un figlio di puttana!”. A stento tratteniamo i più scaltri, fumati e avvinazzati dal lungo viaggio, tranne due, di cui ci accorgiamo quando già da soli sono partiti all’assalto.

Vi lascio immaginare la situazione. Due contro un centinaio! Io e altri tre o quattro riusciamo a correre e a raggiungerli appena in tempo per portarli via da una probabile rissa. Ad aiutarci che si eviti lo scontro, altri poliziotti che presidiano in prossimità della Scirea. Ci prendiamo qualche insulto dai gobbi e anche dai poliziotti e recuperiamo i due malcapitati.

Borsano, Quel che mai fu

Arriviamo al derby scortati sotto la pioggia nei pressi della Maratona neanche fossimo degli Ultras iperconosciuti, invece con noi ci sono giovani ragazzi, padri di famiglia, zii e nonni al seguito. Ma appena si entra dimentichiamo tutto il caos precedente. La Maratona è qualcosa di eccezionale. Gremita in ogni ordine di posto, sembriamo sardine. E’ anche giorno di elezioni politiche, si rinnova il Parlamento e il Presidente del Torino, Gian Mauro Borsano, è candidato nelle fila del PSI di Bettino Craxi, suo amico e grande tifoso del Toro. Tanto che in molti abbiamo pensato, in quegli anni, che fosse lui il vero Presidente e che Borsano fosse messo li solo perché piemontese di Domodossola e appassionato tifoso granata.

Quel giorno Borsano ottenne una roba come 36mila preferenze, entrando di slancio come deputato in Parlamento. Cosa che fece pensare a noi tifosi come il trampolino di lancio per un Toro pronto a lottare per lo scudetto e che invece purtroppo non frenò la rapida caduta di Borsano dopo gli scandali politici e di corruzione che affossarono il partito di Craxi da li a pochi mesi.

In Maratona siamo carichissimi. I gobbi non fanno in tempo a far uscire uno striscione con su scritto: “Pesce d’aprile: Al Bernabeu dilettanti allo sbaraglio” che nel giro di pochissimi minuti ecco la risposta della Maratona: “Noi a Madrid voi a guardare Twin Peaks”. Una Maratona straordinaria, figlia di quella degli anni 70 e 80, che purtroppo da li a poco, nel giro di qualche anno, cambierà drasticamente “grazie” purtroppo alle gestioni infami dei vari Calleri, Vidulich e Cimminelli, senza dimenticare anche chi c’è ora.

Derby, siamo più in forma che mai!

E’ un derby vero in campo. Il Toro parte a razzo. La più bella azione è uno scambio Lentini-Policano in contropiede dove Rambo salta in dribbling l’ultimo bianconero davanti a Tacconi che poi si salva in uscita bassa con una gran deviazione in angolo. Abbiamo in mano il centrocampo per buona parte della prima frazione. Poi subiamo un calo, forse figlio di Madrid e la juve accelera. Schillaci va vicino al gol in un paio di occasioni che, seppur fortuite, lo portano a calciare verso la porta ma senza danno. Finisce il primo tempo con una juve che appare più fresca di noi. Ma è solo una sensazione.

Il secondo tempo infatti ci fa rientrare con lo spirito agguerrito dell’inizio della prima frazione ma stavolta siamo più concreti. Adesso il pallino è sempre in mano nostra e in contropiede ci gioca la juve di Trapattoni. Mondonico deve aver spiegato bene ai nostri come affrontare la ripresa e siamo padroni del campo. La juve non ha punti di riferimento, da centrocampo in su noi ci muoviamo tutti, Annoni e Policano spingono alla grande, Venturin Scifo e Martin Vaquez dominano in mezzo, Lentini e Casagrande girano fuori area portandosi appresso tutta la difesa bianconera e aprendo varchi per gli inserimenti. Tacconi respinge in due occasioni le legnate da fuori prima di Vazquez e poi di Annoni. Dietro non rischiamo quasi niente, Fusi libero al posto di Cravero e Benedetti su Schillaci e Bruno su Baggio, annullano i due nazionali.

Un brivido lungo la schiena mi assale quando Baggio in contropiede entra in area tallonato da Bruno, il nostro difensore entra in scivolata, temiamo possa fare fallo, siamo lontanissimi e vediamo a malapena cosa succede dall’altra parte, ma Bruno prende la palla piena che finisce nelle mani di Di Fusco che rilancia l’azione, Baggio è seduto per terra in area e Bruno gli fa segno con le due mani: “Alzati, alzati, che ti sei tuffato”. E proprio da quel rilancio di mani del portiere napoletano, parte l’azione del primo gol del Toro.

La Svolta la da Casagrande

Dopo la metà campo la palla raggiunge Lentini che la apre a destra per Martin Vazquez che di slancio salta Carrera andato a chiudere su di lui. Tacconi si piazza sul primo palo in attesa del tiro dello spagnolo, Rafa (che nei derby a Torino in quei due anni di permanenza ha sempre offerto delle grandissime prestazioni), si inventa invece un cross con un morbido tocco sotto la palla a scavalcare Julio Cesar che si è già perso Casagrande che, solo soletto al centro, poggia la palla di testa in rete. 1-0! Ricordo di aver urlato come un forsennato a squarciagola. Eravamo al settimo cielo. Walter Casao ci aveva dato una liberazione dall’ansia, dal timore di non farcela, ci aveva regalato la piena sensazione che stavolta li avremmo fatti piangere davvero.

Siamo in piena bolgia in curva e anche in campo. La juve è stordita, piegata sulle gambe, è il momento di dare il colpo di grazia. Che puntualmente arriva sette minuti dopo. Vola Lentini sulla sinistra, cade mentre calcia e il suo cross è largo, tocca la traversa e rientra in campo sulla fascia destra preda di Martin Vazquez che lo recupera prima che esca sul fondo. Tacconi alza il braccio, come a dire che il pallone sul cross di Lentini sia uscito e poi rientrato in campo. Il guardalinee però è fermo con la bandierina abbassata, si gioca.

Su Rafa vanno a chiudere Marocchi e Julio Cesar, lo spagnolo fa una finta, si porta entrambi verso il fondo e poi scarica un forte tiro di destro verso la porta. Tacconi non trattiene e li, come un falco, si avventa Casagrande che solo, orfano di Julio Cesar andato a chiudere su Vazquez, appoggia in rete col piatto destro. Corre caracollando e urlando il brasiliano, sotto la pioggia, verso la bandierina di destra e si inginocchia quasi piangendo di gioia. Bruno, a braccia aperte, corre da solo in cerchio in mezzo al campo sorridente e festante. Tutti si abbracciano in campo, in Maratona è l’apoteosi. Siamo noi i più forti! Che derby! Che festa!

Derby, Finale dolce, post-FInale quasi amaro

Cominciamo a essere stanchi. Manca ancora un quarto d’ora. La juve ci prova, vengono giù tutti a provare a farci gol. Casiraghi, subentrato, è quello che ci va più vicino, con un colpo di testa che va a toccare la traversa. Ma seppur stanchi e sfiniti dopo 4 giorni con due partite intensissime, il Toro di Emiliano Mondonico con pieno merito batte la juve di Trapattoni 2-0! Trionfo! Un trionfo che ancora oggi, a distanza di 30 anni esatti, rimane impresso nelle nostre menti, quasi alla pari del derby vinto per 3-2 il 27 marzo del 1983, con la rimonta in quei leggendari 3 minuti e 40 secondi.

Ma sarebbe bello se quella giornata di derby fosse finita così. Ci eravamo accordati con quel pazzo di un autista che con calma, durante la gara, si sarebbe spostato e ci avrebbe raggiunto con l’autobus fuori la Maratona. Quando usciamo, invece, ci sono tutti gli autobus, tranne il nostro. Momenti di panico. Non esistevano telefonini come oggi per contattare immediatamente il tipo. Quindi, 5/6 di noi si parte verso la Scirea alla ricerca dell’autobus perduto.

Un’avventura più difficile di Indiana Jones. Più ci avvicinavamo e più la gente bianca e nera aumentava. Però sembrava filare tutto abbastanza liscio, anche perché noi in pratica correvamo. Dopo tanto peregrinare avvistiamo il nostro autobus e il nostro autista appoggiato al suo finestrino chiuso per via della pioggia. Ma proprio in quel momento capitiamo in mezzo alla strada con davanti il pullman di uno juve club emiliano (senza far nomi). Dai finestrini vediamo ragazzini, adulti e donne che cominciano a inveirci contro.

Al momento son solo gesti e urla. Poco dopo però, qualcuno di loro ha la malaugurata idea di aprire i finestrini orizzontali scorrevoli e di cominciare a sputarci addosso e a tirarci lattine e bottiglie per lo più vuote. Siamo praticamente in mezzo tra la strada e lo spartitraffico, il pullman è fermo e ci blocca la via di uscita. Rispondiamo agli epiteti da par nostro e proviamo a uscire da quel blocco. È a questo punto che a Paolone, il più grosso di noi e anche uno dei più facilmente suscettibili, un ombrello con la punta di ferro lanciato da uno dei finestrini dell’autobus, gli sfiora l’orecchio. Avrebbe potuto aprirgli la testa o comunque ferirlo di brutto.

A quel punto si annebbia un po’ la vista a tutti e non ci vediamo più. Parlando solo del finale  della storia, senza perdersi in dettagli, il pullman va via parecchio malconcio, con l’autista che sfreccia per evitare ulteriori problemi, mentre i malcapitati scesi, pochi per la verità, stanno cercando di risalire mentre le porte, o quel che ne rimane, si stanno chiudendo.

Verso casa, incolumi!

Adesso controlliamo che siamo tutti sani e raggiungiamo il nostro autobus. Il nostro autista ci apre le porte da noi “gentilmente” invitato a farlo. Un paio gli chiedono spiegazioni. Lui dice che la Polizia gli ha impedito di muoversi da dov’era. Rimedia due “pizze” pure lui e un biglietto gratis per un luogo dove dovrebbero andare tutti quelli come lui. Partiamo e andiamo a raccogliere l’altra cinquantina di persone che ci aspettano vicino alla Maratona. Missione compiuta. Ora si può tornare verso casa.

Comincia il viaggio. Aria di grande festa. Poi, è ora di cena, abbiamo fame. Per la strada incontriamo un autogrill con altri autobus posteggiati. Siamo al confine tra l’Emilia e la Toscana. Scendiamo e entriamo. Notiamo che dentro ci sono una decina di tifosi del Toro e una cinquantina di gobbi. Facciamo partire il coro: “Chi non salta è un bianconero eh! eh!”. È un derby continuo, I 10 tifosi del Toro già dentro cominciano a saltare con noi. E a seguire gridiamo agli altri l’indirizzo di casa: “juve, juve vaff……!” In meno di due minuti vediamo tutti gli juventini cercare le uscite per andarsene, neanche avessero visto davvero un Toro inferocito corrergli dietro. Dopo poco l’autogrill è solo nostro: TORO, TORO, TORO, TORO, TORO! Si cena. Ora possiamo tornare a casa.

Carlo Junior

Carlo Junior

Classe 1969, Granata a Roma, quando tutti bramavano Pruzzo io sognavo Pupi. Con Francesco vogliamo Tornare Così tutti i lunedì.