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#TorneremoStadio, quel giorno a Valmontone

#TorneremoStadio, quel giorno a Valmontone

Dopo la diretta di martedì scorso con Ezio Rossi e Giorgio Enzo, Carlo trova nei ricordi un incontro a Valmontone con un fierissimo Toro.

Martedì scorso, durante la piacevole diretta di Torneremo Così su Radio Granata, con Giorgio Enzo e Ezio Rossi, mi è tornato in mente un episodio di ormai quasi 33 anni fa. Da giovane di 20 anni e tifoso granata da 14, ero in piena stagione di amore viscerale per il Toro. Nonostante la tragica retrocessione di giugno, la seconda dopo quella del 1959, tentavo di seguire il Toro come potevo e la mia partecipazione anche nei Fedelissimi Granata Roma del grande Pierpaolo Pesce, mi permetteva di essere comunque vicino alla mia squadra. Così, nei primi di dicembre del 1989, Pierpaolo mi invita a partecipare ad un evento da lui organizzato. Il Toro arriverà nel Lazio giovedi 7 dicembre per disputare una amichevole prepartita a Valmontone prima di Avellino-Torino della domenica in arrivo. Accetto senza battere ciglio l’invito di Pierpaolo.

Una preparazione “montagnina”

Il 7 dicembre, di mattina, solo soletto, prendo un treno per Roma e un altro che da Roma mi porterà a Valmontone. Valmontone è un paese di 10/15 mila anime, a poco più che 300 metri di altitudine sopra Roma. D’inverno ci fa freddino e a volte il paese viene anche spolverato di un po’ di neve. Anche quel giorno fa freddo, arrivo in quel paese intorno alle 11.30/12, mi mangio un panino e aspetto pazientemente, vicino al campo del Valmontone, l’arrivo dei Fedelissimi di Roma. Intorno alle 14/14.30 arrivano e ci abbracciamo col solito calore, soprattutto tra quelli che ci conosciamo meglio, come Pierpaolo e i suoi figli e i fratelli Perosino, Massimo e Roberto, sempre presenti. Vengo a scoprire in quel momento che finita l’amichevole, la squadra si fermerà a cena insieme ai tifosi del Toro di Roma e Pierpaolo mi dice che vuole che ci sia anche io.

Per me è dura. La cena non finirà prima delle 22 e io non saprei come tornare a Civitavecchia. Avevo previsto una partenza in treno immediatamente dopo l’amichevole per raggiungere Roma e poi l’ultima coincidenza da Roma a Civitavecchia. Ma Pierpaolo mi spiazza e da grande uomo qual è mi dice: “Dormi a casa mia, nella camera dei ragazzi, mettiamo un letto in più e domattina ti accompagno alla stazione Termini e prendi il treno per casa”. Naturalmente tutto questo mi allargava il cuore. Una telefonata a casa dalla prima cabina telefonica in giro, per avvisare i miei e il resto è fatto. 

Dov’è Luis?

L’amichevole è prevista per le ore 16. E alle 15, il pullman del Toro arriva al campo sportivo comunale dei Gelsi del Valmontone. Il Valmontone disputa il Girone I del campionato Interregionale (dal quale retrocederà a fine stagione). Per il Toro è una sgambata in preparazione alla partita di Avellino che si disputerà domenica 10 dicembre.

Io, non sto evidentemente nella pelle. Ho voglia di vedere tutti i miei beniamini, Cravero, Policano, Mussi, Ezio Rossi, Skoro, Romano, e Luis Muller. A proposito, ma dov’è Muller? Strette di mano, qualche foto, non certo i mille selfie di adesso, qualche pacca, qualche battuta e qualche sorriso coi calciatori e poi. e poi arriva mister Fascetti e mi sembra logico fargli proprio io la domanda che tutti vogliono sapere: “Mister, ma dov’è Muller?” La risposta di Fascetti è lapidaria: “Muller? Muller è un coglione!”. E giù risate da parte di tutti. Ma cosa cavolo è successo? Come mai Muller non c’è? Andiamo in 3 o 4 da Cravero, il capitano, a chiedere a lui come mai non ci sia Muller. Risposta: “Lo abbiamo aspettato per più di un’ora a Caselle, perché ha detto che sarebbe arrivato, seppur in ritardo. Invece non è venuto e siamo partiti senza di lui.”

Naturalmente capiamo che le voci che girano da mesi, sui comportamenti non corretti dell’attaccante brasiliano, sono vere. Muller evidentemente, oltre al pessimo carattere che ha, non è entusiasta di stare al Toro, soprattutto adesso che siamo in B e questi comportamenti sono li a dimostrarlo.

Furiosa Tor(o)cida

Entriamo negli spalti del piccolo stadio di Valmontone e cominciamo a tifare come fossimo al Comunale. Siamo una cinquantina ma facciamo più chiasso che fossimo cinquemila. E cosa succede? Quello che nessuno si aspetta. A pochi minuti dall’inizio dell’amichevole, c’è un elicottero che gira sopra il campo. Dopo pochi minuti, scende al centro dello stesso e chi c’è dentro? Il presidente Gian Mauro Borsano e il figliol prodigo Luis Muller. Il presidente amava disperatamente questo calciatore e disperatamente, allo stesso modo, cercava di recuperarlo alla causa per il bene della squadra. Tra qualche applauso e qualche mugugno, con i compagni praticamente già pronti per iniziare a giocare, Muller entra negli spogliatoi.

La partita scivola tranquilla, è poco più che un allenamento, Fascetti fa giocare tutti i suoi effettivi a disposizione e quando mancano meno di 20 minuti alla fine, fa entrare anche Muller al posto di Skoro. In campo, il giocatore brasiliano sempre un fantasma. Toccherà si e no due o tre palloni e senza incidere minimamente nella gara. La gara finisce 6-1 senza niente di importante da ricordare, a parte i nostri continui cori e incitamenti, neanche fosse una gara di serie A. 

Enzo, timido ma cosciente

Aspettiamo i ragazzi e alla spicciolata, intorno alle 19.30 siamo già tutti seduti ai tavoli. A me tocca tra Luca Marchegiani e Giorgio Enzo. Davanti ho Benedetti e Ezio Rossi. C’è molto chiacchiericcio e confusione. A essere sincero credo che proprio per questo, i nostri calciatori, non vedano l’ora di andarsene in albergo per preparare il viaggio e la gara ad Avellino. Enzo non parla quasi mai. Col suo accento toscano, scambia solo qualche parola coi compagni e poco più. A me dice solo una cosa: “io parlo poco, spero di dimostrarvi qualcosa sul campo e poi sono uno degli ultimi arrivati, mi sto ambientando e cercando di abituarmi anche io a tutto questo affetto”.

Marchegiani, se interrogato, parla un po’ di più, ma non tanto, solo un po’. E’ ancora giovane, 23 anni, tre più di me, e anche per lui questo affetto è tanta roba. Dice: “Io prima di arrivare qui ero stato solo a Jesi e a Brescia e tutto questo attaccamento dei tifosi non sapevo neanche cosa fosse. Invece più sto qui al Toro e più mi accorgo che in ogni parte d’Italia andiamo voi ci siete, siete ovunque e avete una passione enorme che io non mi aspettavo.” Luca si accorgerà poi, col ritorno in A, le vittorie ai derby e la finale di Coppa Uefa, cosa saremmo stati come tifoseria.

Valmontone, una voce strozzata dai cori

Ma il meglio deve ancora venire. Ancora una volta, a mia insaputa e con grande sorpresa, il presidente dei Fedelissimi di Roma, Pierpaolo Pesce, aveva coinvolto il mio nome, in un altro momento indimenticabile. A fine cena, il presidente Borsano, interviene per dire due parole e ringraziare tutti, oltre a promettere la serie A, scatenando il boato di tutti i presenti. Dopodichè comincia a chiamare vicino a se alcuni personaggi e a premiarli, tra cui proprio Pierpaolo.

Quando questo cerimoniale sta per finire, Borsano se ne esce cosi: “Volevo ringraziare anche il Club Fedelissimi di Civitavecchia, col suo capo-tifoseria presente oggi qui con noi Carlo Junior Papini”. Beh, mi si stacca il cuore! Volo tra le sedie e i tavoli neanche fossi Carl Lewis e raggiungo il presidente Borsano che mi consegna il gagliardetto ufficiale del Toro e la spilla societaria. Gli stringo la mano, sono emozionato, ma sono l’unico che finita la consegna fa partire il coro TORO! TORO! TORO! Tutto il ristorante si incendia, seguito da CHI NON SALTA E’ UN BIANCONERO EH EH!!! Un coro che coinvolge tutti, anche Borsano che si mette a saltare con noi! Pura gioia. Che bei ricordi.

Lieto fine verso la Serie A

E’ tempo di andare, di salire nella macchina di Pierpaolo con i figli, di raccontarci tutto di noi e della nostra fede granata, anche all’arrivo nella loro casa, anche nel letto prima di dormire, facendo tardi a chiacchierare. La mattina, dopo una bella colazione, mi accompagnano in stazione. Biglietto e il mio treno è pronto a partire. Quanti ne ho presi, quanti ne prenderò in 16 anni di treni per vedere il mio Toro. Nel 1989 ho appena cominciato…e la strada sarà lunga.

 Il Toro pareggerà 1-1 ad Avellino quel 10 dicembre 1989. Con gol di Cravero, dopo il vantaggio irpino. Un altro passo verso la Serie A!

Carlo Junior

Carlo Junior

Classe 1969, Granata a Roma, quando tutti bramavano Pruzzo io sognavo Pupi. Con Francesco vogliamo Tornare Così tutti i lunedì.