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Genoa-Torino e una stagione finita a gennaio

Genoa-Torino 1-0 è la vittoria del collettivo contro una squadra che deve ritrovarsi: non basta la superiorità numerica, decide Portanova

Genoa-Torino 1-0 segna l’ennesimo viatico stagionale non sfruttato dai granata di Ivan Juric, che nella trasferta di Marassi lasciano il passo a una squadra che, nei novanta minuti, ha dimostrato di voler vincere. Sì, perché per loro i punti valevano tanto e se li sono andati a prendere con le unghie e i denti, nonostante un’ora giocata in inferiorità numerica dovute a un’espulsione totalmente inventata.

E allora, al netto delle pacifiche considerazioni che si possono fare sul match, viene da chiedersi perché il Toro non vinca praticamente più e, parallelamente e a prescindere dalle parole di Juric, manchino quasi totalmente anche le prestazioni incoraggianti. Limiti mentali? Paura di essere risucchiati in basso? Menefreghismo? O, invece, semplice consapevolezza?

Genoa-Torino, questione di motivazioni?

La consapevolezza di essere già salvi, che subentra inevitabilmente nella psiche di quelle squadre che, nella prima metà di stagione, riescono a costruirsi un buon bottino di punti staccando la zona calda della classifica. Come ha fatto il Torino, esatto, che fino a fine gennaio aveva dato impressione di essere stato molto sfortunato a non raccogliere quanto seminato.

Poi, dopo la vittoria contro la Sampdoria e il pari tragicomico in casa contro il Sassuolo, arrivato nel finale, qualcosa è cambiato. La squadra non gira come prima e Juric, per quanto bravo, evidentemente non sta riuscendo a tenerla sul pezzo. Non è necessariamente una sua responsabilità, o forse, ma non è nemmeno questo il punto. Il nocciolo della questione è un altro: si arriva da due bienni in cui si è rischiata la retrocessione e la componente mentale è sempre stata quella maggiormente mancante.

Serve un passo in più da quel punto di vista, perché è oggettivo che il gol estemporaneo di Raspadori abbia fatto più danni della grandine. Ma quel salto di qualità non è – ancora, si spera – arrivato. E poco indicano le buone prestazioni contro Juventus e Inter, perché Genoa-Torino ha dimostrato che entrambe rimangono eccezioni e non regola, che se l’avversario ti esalta allora tu alzi l’asticella ma se c’è da lottare, a oggi, latiti.

L’incapacità di colpire

Non è una critica, ma semplice constatazione di ciò che si vede in campo, ovvero un Toro che se non riesce a dominare dal punto di vista dell’intensità ha grossi problemi a fare la partita. Contro il Genoa, causa superiorità numerica dal minuto 24 del primo tempo, si sono sfiorati picchi del 75% di possesso palla, ma si trattava di un palleggio sterile, regalato apposta dall’avversario consapevole del fatto che, con quel pallone, non ci avresti fatto assolutamente nulla.

E infatti Blessin ha avuto ragione, preparando bene la partita e andando a modificare la squadra con alcune correzioni tattiche che gli hanno permesso di non rischiare nulla. Poi certo, Vojvoda e Berisha hanno spalancato le porte al gol del vantaggio firmato Portanova, ma il Genoa ci ha creduto e, ancora una volta, la cara vecchia regola della fortuna che aiuta gli audaci ha funzionato.

Il Toro ha problemi in campo, dice Juric, e dice bene: c’è ancora troppa mediocrità negli interpreti singoli, che rispetto alla stagione scorsa sono sì migliorati, ma con l’impressione che l’apice massimo sia stato toccato. Da qui in poi c’è poco da lavorare, a livello qualitativo. Perché tu puoi dare indicazioni e preparare tatticamente la partita, ma gli errori individuali sono, ahi noi, imponderabili.

Apice toccato: cosa fare adesso?

E se è vero che alcuni è stato Juric stesso a cercarseli – vedi ridicola gestione del caso portieri, l’ostinatezza dell’insistere su gente come Pjaca, grande delusione per chi scrive, o la gestione Ricci -, altre sono scelte obbligate dalle circostanze e dalla poca omogeneità della rosa. Insomma, fare processi adesso rischia di essere controproducente: doveva essere un anno zero,in teoria.

L’unica domanda da porsi è: si sta davvero lavorando in quella direzione? Perché fino a gennaio le indicazioni erano quelle, con l’implemento di alcuni giovani da plasmare come Zima e Buongiorno, ma da qualche tempo Juric è tornato al cosiddetto usato sicuro, schierando gente che evidentemente gli ispira più fiducia. Contro il Genoa, però, hanno tradito in molti.

Vojvoda male, Singo irritante, Pjaca patetico, Belotti mortificante. E questo solo per citare i peggiori di una partita che andrebbe archiviata prima di subito, ma che non sarà possibile cancellare in quanto, tra le altre cose, ora si va pure alla sosta. Dopo le quattro pause di quest’anno il Toro ha sempre perso e, dopo un Genoa-Torino che ci ha fatto toccare nuovi picchi di frustrazione, c’è la trasferta di Salerno che promette fuochi d’artificio. Con questo spirito, non in positivo.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.

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