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Spunti e riflessioni post Torino-Inter

Torino-Inter è stata l'ennesima occasione buttata per i granata, rimontati ancora una volta nei minuti finali

Torino-Inter è stata l’ennesima partita in cui ciò che poteva essere, alla fine, non è stato. Il pareggio dello Stadio Olimpico Grande Torino sa di brodino per entrambe, perché se è vero che da una parte il Toro esce rinfrancato da una prestazione se non altro convincente, è altrettanto vero che la vittoria mancata – ancora una volta nei minuti di recupero – getta paradossalmente ulteriore sconforto negli animi di una squadra che ha raccolto molto meno di quanto ha seminato.

I punti sprecati dai granata non si contano più e, se da una parte è vero che questo tipo di discorso potrebbe essere esteso a qualsiasi altra squadra, la sensazione è che comunque una decina di punti in più, con un minimo di attenzione, si potevano avere a questo punto della stagione. Juric lo ha detto che comunque c’è ancora tanto da fare, aggiungendo però che si aspettava di essere più avanti in classifica.

Torino-Inter, occasione mancata

La partita è stata tutto sommato godibile, con tante occasioni per parte e un Torino che ha comunque cercato di giocarsela nella maniera più offensiva possibile, completando più passaggi nella metà campo avversaria e toccando più palloni rispetto all’Inter nella trequarti d’attacco. I nerazzurri, senza Brozovic e con qualche scelta abbastanza singolare fatta da Inzaghi, sono apparsi spesso in difficoltà.

Perché sì, è vero che nel primo tempo Berisha ha fatto un paio di ottimi interventi, ma è altrettanto giusto rimarcare come, al minuto 45, il Toro poteva essere avanti tranquillamente di due gol. Invece no, perché davanti Belotti e compagni mancano sempre del classico centesimo per fare l’euro. O si sbaglia l’appoggio semplice, o l’ultimo passaggio, o il tiro: insomma, c’è sempre qualcosa che porta questa squadra a finalizzare meno di quanto prodotto.

Ed è un peccato anche nello specifico, visto che tra i pali dell’Inter giocava un portiere in un momento abbastanza particolare, di quelli che basta mirargli addosso per avere l’occasione di segnare. In Torino-Inter questo mismatch però non è stato sfruttato se non a tratti. Poi, Handanovic ha deciso comunque di vestirsi da supereroe e togliere a Izzo un gol già fatto.

Nel finale il Torino ha avuto occasioni per chiudere il match, ma alla fine – dall’ennesima gestione sanguinosa della palla in un finale di partita – è nato il pareggio firmato da Sanchez, che ha impattato una gara aperta in mischia, su calcio da fermo, da Bremer. Posta in palio divisa e forse alla fine, visti anche gli errori sotto porta dell’Inter – un paio clamorosi con Dzeko – l’1-1 ci può stare, ma la sensazione di ennesima occasione buttata rimane più per Juric che per Inzaghi.

Una svista imperdonabile

A parte bisogna parlare dell’ennesimo scandalo arbitrale perpetrato ai danni del Toro. I toni per commentare l’accaduto e le decisioni (non) prese da Massa e Guida non possono che essere questi, perché di vero affronto si parla. La dinamica del rigore non concesso al minuto 36 per atterramento di Belotti da parte di Ranocchia ha dell’incredibile, per tanti motivi differenti.

In primis, l’arbitro era in posizione favorevole e avrebbe potuto, anzi dovuto, vederlo anche a velocità naturale. Secondo poi, il VAR sarebbe dovuto intervenire, anche insistendo, trattandosi di chiaro ed evidente errore. La gestione è stata tragicomica, e vedere i giocatori in campo accontentarsi della decisione senza minimamente provare a reagire, a convincere Guida a tornare sui propri passi, fa ancora più male.

In ogni caso, utilizzata così la tecnologia non ha modo né motivo di continuare a esistere: o si arriva a darle un ruolo rilevante, talvolta superiore a quella dell’arbitro di campo, o altrimenti si continueranno a vedere situazioni grottesche come quelle delle ultime settimane, in cui il Toro tra Venezia, Cagliari e Bologna ha perso almeno cinque punti. Che non faranno la differenza, ma intanto dammeli e poi ne riparliamo.

Mandragora sontuoso

Per quanto concerne la prestazione dei singoli, ci sono alcuni giocatori che meritano una menzione a parte: Berisha non ha fatto dimenticare Milinkovic-Savic, tutt’altro, e anzi Juric dovrebbe riflettere sul fatto che con un portiere normale – non un fenomeno, ma capace di svolgere l’ordinaria amministrazione – la squadra dietro si muova molto più sicura. Izzo è entrato a freddo e molto bene, cosa assolutamente non scontata pwer uno con quattro spezzoni stagionali all’attivo.

Buongiorno ha giocato una gara di grandissima quantità, soprattutto inseguendo Barella per tutto il campo. Mandragora è stato l’mvp del match, chiudendo con più passaggi chiave e più partecipazioni alle azioni che hanno portato a occasioni da gol, mentre Brekalo ha dato una mano nella doppia fase impreziosendo la partita con un paio di invenzioni personali che meritavano miglior sorte. Bene anche Pobega, nuovamente schierato da trequartista.

Interessante, infine, anche il modulo medio tenuto in campo in Torino-Inter dai granata nel corso del match, un 3-1-4-1-1 con Lukic basso davanti alla difesa e la coppia composta da Mandragora e Pobega che si è mossa molto da mezzala. Brekalo, decentrato a sinistra, si occupava di fare da raccordo tra centrocampo e Belotti, ma in generale tutta la squadra si è mossa bene, risultato efficace per lunghi tratti del match.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.