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Torino-Cagliari e le prospettive di stagione granata

Dopo Torino-Cagliari i granata sono davanti a un bivio: cosa dobbiamo aspettarci dal finale di stagione?

Torino-Cagliari 1-2 è stata fondamentalmente la partita che, con la sola eccezione del derby pareggiato in casa della Juventus, ha prolungato il periodo di crisi dei granata. Una crisi di risultati, certo, ma soprattutto di gioco. Dopo il match Juric ha insistito molto sul tema dell’umiltà da ritrovare e di una mentalità che a lui piace, ma troppo spesso viene a mancare.

Certe partite, dice il mister, all’andata le vincevamo, ed effettivamente ripensando a Udinese, Bologna, Verona – solo per citarne alcune – va detto che il Torino spesso, pur creando molto, si è portato a casa tre punti rischiando, ma vincendo da squadra. Un gruppo vero, del quale sarebbe giusto dubitare solo perché da qualche settimana la ruota è girata. Ora, però, serve una reazione già dalla partita di Bologna, perché da lì in poi comincerà un’ultima parte di stagione molto complicata.

Un rush finale ostico

Che cosa dobbiamo quindi aspettarci dal Torino in quest’ultima parte di campionato? In molti dubitano che possa esserci una ripresa, non tanto perché ci si fidi poco di squadra e mister – che, ripetiamolo, in questi mesi si sono conquistati la fiducia della gente -, quanto per il confronto con il biennio della stesso Juric a Verona. Tudor, suo successore dopo l’interludio Di Francesco, ha già fatto meglio con 11 partite ancora da giocare.

Le squadre mollano nel ritorno, si dice, ed effettivamente è vero ma non possiamo pensare che questo sia un assioma inscalfibile, altrimenti occorrerebbe trovarsi altro da fare da qui a maggio. Però attenzione, perché il calendario da qui in poi può mettere decisamente in difficoltà il Torino, che deve ancora affrontare tutte le big del campionato, eccezion fatta per la Juventus.

Il recupero con l’Atalanta, poi Inter, Milan, Roma, Lazio e Napoli si incastreranno in mezzo a sfide di medio-bassa classifica che serviranno per incamerare gli ultimi punti della tranquillità, senza però scordarsi che squadra come Salernitana, Genoa e Spezia si giocano la salvezza e quindi battaglieranno su ogni pallone. Lo spettro dei ’40 punti e basta’, quindi si fa sempre più concreto, ma questo non comporta necessariamente un problema.

Torino, programmare il futuro

Ammesso e non concesso, visto che la controprova ce la darà soltanto il tempo, che questa stagione serva al Torino per gettare le basi in vista della prossima, un’annata – la seconda di un progetto triennale – nella quale bisognerà per forza provare a fare un salto di qualità. Tutti, nessuno escluso: società, dirigenza, allenatore e quelli che rimarranno in rosa. Juric deve avere carta bianca, decidere chi resta, chi va e chi deve arrivare.

Se così sarà, un’annata come questa – figlia comunque di un biennio disastroso – può essere considerata accettabile. Per questo è giusto sottolineare cosa non va, senza tuttavia fare drammi. È vero, l’equilibrio non fa parte del dna del tifoso granata, sia perché il tifoso è – forse giustamente, da un certo punto di vista – umorale e sia perché gli ultimi trent’anni, che avrebbero fiaccato chiunque, hanno un po’ stufato-barra imborghesito il fan del Toro.

Non c’è più il sostegno incondizionato, ma prima si vuole in cambio qualcosa. Nessuno può permettersi di giudicare se tutto ciò sia giusto o meno, semplicemente si riportano i fatti e, come ha ormai fatto anche Juric, si prende atto che la situazione è quella che è. Ma da giugno in poi qualcosa deve cambiare, altrimenti si rischia di mandare all’aria il lavoro del miglior allenatore mai passato di qui nell’era Cairo.

Torino-Cagliari, cosa non è andato

Venendo brevemente alla partita di domenica scorsa, in Torino-Cagliari si è vista ancora la troppa monodimensionalità di una squadra che, se non sta bene fisicamente, ha uno stile di gioco leggibile e inefficace. Mazzarri con un paio di mosse ha incartato la partita a Juric, che a sua volta ci ha messo del suo per complicarsi la vita (Ansaldi novanta minuti su Bellanova: mister, perché?) e non ha saputo cambiare l’inerzia del match con i cambi.

Il resto lo ha fatto una squadra sotto tono, che per contro aveva un Cagliari motivatissimo e affamato su ogni pallone. Belotti predicava nel deserto, le fasce sono state intelligentemente depotenziate e spazzate via negli uno contro uno, i centrali non hanno mai aiutato la manovra e, per finire, la perfetta partita difensiva con relativa occupazione degli spazi da parte degli avversari ha costretto il Toro a fare possesso sterile.

Occasioni ce ne sono state, soprattutto nel primo tempo, ma la concretezza manca da inizio stagione e prima o poi la paghi. Cragno ha svolto ordinaria amministrazione, Milinkovic-Savic – ancora una volta – no. In mezzo al campo il Toro ha sofferto l’inferiorità numerica e la mancanza di Mandragora, mentre di là la mossa di Gaston Pereiro a palleggiare in mezzo al campo ha pagato.

Piccole differenze, che mixate insieme hanno portato a Torino-Cagliari. E, ancora una volta, dobbiamo decidere se abbatterci o accogliere la sconfitta come un’occasione per crescere.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.