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#TorneremoStadio, il Club va a Boavista

#TorneremoStadio, il Club va a Boavista

Il racconto di Carlo Junior e del suo club in trasferta Europea per il nostro Toro. Si va in Portogallo, a Boavista!

Quanti di quelli che mi leggeranno oggi potranno dire “io c’ero”, in quelle splendide notti d’Europa, a seguire la cavalcata dei ragazzi di Emiliano Mondonico, fino a una finale persa senza mai perdere… Oggi vi racconto un altro episodio di stadio.

Con il Club che in 5 pazzi (Carlo, Massimo, Sandro, Aldo e Mario) avevamo messo su a Civitavecchia e un centinaio di tessere, cercando i nomi e i numeri sui libri degli elenchi telefonici, avevamo orgogliosamente cominciato a organizzare trasferte in treno o pullman, già dalla stagione precedente, per vedere il Toro. Saltata la prima gara di Uefa col Reykjavik, organizzammo il pullman per l’andata del secondo turno, Toro-Boavista. Non fu semplicissimo riempire un autobus di 50 posti, in mezzo alla settimana, con un viaggio di 7/8 ore ad andare ed altre a tornare. Cosi invitammo chiunque a partecipare, anche i più anziani di noi che, seppur riluttanti (“Si vede meglio in Tv”) riuscimmo a convincere. Tra loro, mi piace ricordare due persone straordinarie che ora non ci sono più, Salvatore detto “er Patata”, storico pescivendolo del mercato coperto della citta’ (tra i più antichi d’Italia) e Milvio detto “er Pirata”, storico campione di rugby cittadino e poi notissimo allenatore di calcio giovanile, nel 1991 entrambi sui 60 anni o poco meno. Due personaggi molto conosciuti in città, entrambi granata fino al midollo e entrambi che avevano visto giocare il Grande Torino. Salvatore era accompagnato dal figlio, granata anche lui, Milvio invece venne da solo, maledicendomi in continuazione solo perché lo avevo convinto a partire.

Il viaggio fu come al solito divertente, ma stavolta avevamo due storici tifosi che potevano raccontarci anche le gesta di Capitan Valentino Mazzola, e entrambi ricordavano, più delle altre, Roma-Torino 1-7 del 1947/48 allo Stadio Nazionale, che poi tanti anni dopo, demolito e ricostruito, divenne lo Stadio Flaminio. Ci raccontarono come loro, ragazzini, sognavano di veder giocare quella squadra e, il solo poterlo sperare era già qualcosa di speciale, vederli poi finalmente dal vivo, un sogno quasi irreale. Il gol di Amadei nel primo tempo, gli sfottò dei romani “Ahò, ma che sète venuti a fà?”, e la grande rivincita nella ripresa. Sette gol, (sette!), in 20 minuti, dal 60’ all’80’, tre di Valentino Mazzola, due di Jose Fabian un romeno-portoghese della Transilvania che giocò nel Grande Torino in quella sola stagione, e una rete a testa di Castigliano e Ferraris II… Solo il Grande Torino era capace di tutto questo. Uno di loro aveva ancora in tasca il biglietto…una reliquia.

Dopo 8 estenuanti ore, si arriva a Torino, al Delle Alpi. Fine ottobre e già fa freddo 8 gradi, mentre da noi ce n’erano almeno il doppio alla partenza. Milvio con la giacchetta di mezza stagione ha già un freddo cane: “Te possino ammazza’ Carlè…me lo potevi di che qui faceva sto ca…o de freddo! E c’è pure la nebbia…Mo come la vedemo la partita?” Ogni sua frase, io a ridere e lui a tirarmi un vaffa…

Entriamo dentro e l’atmosfera in Curva Maratona secondo anello è bellissima. Strisiconi, canti, cori, bandiere. Il Toro in Europa di sera rende la Maratona ancora più bella.

“Milvio, io scendo giù in mezzo agli Ultras a urlare, tu resta qui con gli altri che c’è un po’ meno confusione” E lui: “No, no…io pure vengo li. Vojo sta in mezzo ar casino!”

Entrano le squadre in campo e si accende la curva e non solo, si accendono anche canne e fumogeni. Milvio vicino a me mi fa: “Ahò, co tutte ste canne, nun c’è bisogno nemmeno de fumalle, me sto a sballa’ solo a sentì l’odore…” C’è nebbia dal cielo, nebbia di canne e nebbia di fumogeni…praticamente comincia la partita e davvero, dal secondo anello non vediamo quasi nulla…

Il Toro attacca subito sotto la Maratona. Nel giro di un minuto c’è già una punizione per noi da fuori area. Non vediamo quasi niente. La batte Policano, forte come al suo solito, il portiere portoghese non la trattiene e Lentini, lestissimo, la mette dentro sulla respinta. Questo però lo so solo perché ho rivisto il gol in Tv il giorno dopo a casa…Lì non abbiamo visto niente…Abbiamo sentito il boato dello stadio e la corsa dei giocatori che si abbracciavano, ma il gol…boh… E Milvio “Che te possino ammazzà Carlè, m’hai fatto venì qui e manco er gol ho visto…Te l’avevo detto che era mejo che me la vedevo in poltrona…” E giù a ridere e a godere comunque di un vantaggio cosi veloce.

La partita non fu un grandissimo spettacolo. Noi amministravamo tranquillamente con padronanza del campo ma senza sbilanciarci troppo, loro davvero poca cosa, soprattutto in fase di costruzione e finalizzazione. Finisce il primo tempo e come al solito si va in bagno. Fila e fila anche per pisciare e Milvio: “Mortacci del freddo e de Torino…lo stadio è bello eh…la curva è bella eh…però nun vedo l’ora de torna’ a casa”…

Nel secondo tempo, il Toro attacca sotto l’altra curva e dal secondo anello del Delle Alpi, a meno che non avevi una buona vista, i giocatori sembravano quelli del Subbuteo e Milvio che una gran vista non aveva, occhiali compresi, continuava a dirmi “Ahò…ma tu ce capisci qualcosa? Io nun vedo niente…Raccontame che succede…” C’è una punizione per noi Milvio…mi sembra che la batte Martin Vazquez…aspetta tiro di Cravero mi sembra…palla a Scifo mi sembra…gol, gol…mi sembra di Annoni…gol! “Ahò…ma, te sembra o è gol?” E’ gol è gol…non senti che casino? “Carlè, se sapevo che era cosi me portavo er binocolo, almeno qualcosa vedevo…che te possino Carlè”… E intanto Salvatore “er Patata” più su di noi, che si abbracciava con tutti, felice come un bambino per il 2-0.

Finita la partita raggiungiamo il pullman festanti. Ci attendono altre 8 ore di viaggio, ma che ci frega, abbiamo vinto 2-0, il ritorno sarà molto meno difficile. Salvatore “er Papata” sale sul pullman e va da Milvio “er Pirata”. “Hai visto Milvio? Che Toro!” e lui: “Beato te che l’hai visto…io nun ho visto un ca…! Mai più sta sicuro, mai più!”

La promessa fu mantenuta. Milvio non salì mai più con noi a Torino. Però ogni volta che ci incontravamo e parlavamo di quella trasferta, ridevamo. E lui ricordava l’atmosfera, la curva, i cori, le bandiere, il “fumo” e i fumogeni e ci teneva a dire che: “Anche se non ho visto na beata mazza, me sò divertito come se c’avevo 20 anni” Ed alla fine era proprio quello che volevo io, coinvolgendo lui e Salvatore quel giorno. E devo dire che ci sono riuscito. Salvatore è andato via già qualche anno fa. Milvio da pochi mesi. Adesso stanno rivedendo giocare il loro Grande Torino e sono sicuro che sono in prima fila.

Carlo Junior

Carlo Junior

Classe 1969, Granata a Roma, quando tutti bramavano Pruzzo io sognavo Pupi. Con Francesco vogliamo Tornare Così tutti i lunedì.