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Spunti e riflessioni post Juventus-Torino

Spunti e riflessioni su Juventus-Torino, derby della Mole terminato 1-1 con gol di de Ligt e Belotti

Un punto, una buona prestazione e il paradosso delle recriminazioni. Potremmo riassumere così Juventus-Torino, un derby della Mole che , per come si è sviluppato, lascia l’amaro in bocca per ciò che poteva essere e non è stato. Una vittoria che non è arrivata contro un avversario abbastanza sotto tono, a causa di un po’ di sfortuna e di tanta imprecisione nell’ultimo terzo di campo.

Niente di nuovo sotto il sole, dunque: il Toro è una squadra che coinvolge, messa bene in campo da un allenatore che ha le idee chiare – a volte troppo, incaponendosi, ma questo non fa più notizia – però purtroppo latita tremendamente davanti. Se così non fosse, i granata avrebbero una classifica stellare, viste le continue, a parte qualche rara eccezione, prestazioni difensive regalate quest’anno.

Juventus-Torino, un deciso passo avanti

Quello che è piaciuto di più di questo Juventus-Torino è senz’altro l’approccio della squadra alla partita, pianificata molto bene da Juric e preparata nei minimi particolari. Anche tattici, perché a differenza del suo dirimpettaio di serata – più gestore rispetto al croato – l’ex allenatore del Verona ha studiato bene il da farsi per mettere in difficoltà i bianconeri.

C’era per esempio molta curiosità per capire come il Toro avrebbe affrontato una squadra che adottava il 4-3-3, sistema che contro il Venezia aveva creato diversi grattacapi alla difesa, e la risposta è stata positiva, anche perché i due esterni della Juve spesso rinculavano nella metà campo difensiva, lasciando spazio a Djidji e Rodriguez – prestazione monumentale, la sua – lo spazio per salire e appoggiare la manovra.

In mezzo Mandragora e Lukic hanno annullato il trio avversario, alternando lucidità e aggressività, ma soprattutto confermandosi come probabilmente la miglior coppia attualmente utilizzabile lì in mezzo. Purtroppo il napoletano non ci sarà col Cagliari: era diffidato, ha preso un giallo e sarà squalificato. Chissà, magari potremo vedere finalmente Samuele Ricci dal primo minuto, come si augurano molti tifosi.

La tripla B

Detto di Mandragora, che ha girato su numeri impressionanti, non possiamo non menzionare quelli che sono stati a loro modo i tre veri protagonisti della serata. Caso vuole che, come quello del sottoscritto, i loro cognomi inizino tutti con la lettera B. Gleison Bremer ha annullato Vlahovic a poche settimane dal 4-0 contro la Fiorentina: l’unica nota positiva per il serbo è che per questa stagione gli incroci con il golem brasiliano sono finiti.

Poi Josip Brekalo, sempre più delizioso quando palla al piede punta e salta l’avversario. Dal suo sinistro nasce il cross che manda a vuoto Alex Sandro e propizia il pareggio, ma ancora una volta il croato si è distinto per come si è messo a disposizione della squadra a 360 gradi. Corre tanto, lo fa bene, aiuta in fase difensiva. Juric lo ha categhizzato più volte in passato e oggi, finalmente, ne raccoglie la semina.

Infine Andrea Belotti, il Gallo, il capitano, probabilmente al suo ultimo derby della Mole giocato con la maglia granata. A fine partita è comunque rimasto vago sul suo futuro, ma a oggi non ci sono novità da quel punto di vista. Piuttosto, finalmente si è rivisto un giocatore tonico e in salute, che ha sfoderato una prova non del tutto positiva ma, di fatto, ha griffato, un gol pesante e molto bello per esecuzione facendo esplodere il settore della Maratona itinerante presente allo Stadium.

Juric, questione di orgoglio

Ormai i tifosi del Toro hanno imparato a conosce Juric. Al termine di Juventus-Torino il mister ha parlato in maniera soddisfacente della squadra, tuttavia mantenendo il solito profilo molto basso. Il che ci sta, perché da voli pindarici, di solito, nascono schianti fragorosi. E poi perché questa squadra è ancora evidentemente work in progress. Probabilmente avrebbe voluto sorridere di più, non lo ha fatto e in fondo gli si vuole bene proprio per il suo perfezionismo maniacale.

Ma il Torino, quest’anno, ha orgoglio da vendere, è una squadra che può vincere o perdere, anche male come contro il Venezia, ma sempre tenendo la barra dritta e un’identità completamente dispersa da almeno un paio di anni. Il che è frustrante, perché a volte si percepisce il fatto che si possa ottenere di più, ma rassicurante allo stesso modo.

E, come troppo poco spesso capita di recente, questa volta si è andati in casa di una big conclamata, di quelle che possono permettersi folli ricapitalizzazioni se le cose non vanno bene, spiegando che i soldi sono quasi tutto, certo, ma a volte non bastano se non accompagnati alle idee.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.