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Spunti e riflessioni dopo Torino-Venezia

Torino-Venezia segna un punto di stop per i granata, nella settimana di un derby che potrebbe chiudere anzitempo la stagione

Alla vigilia della partita con il Sassuolo il Torino inaugurava un trittico di impegni che, sulla carta, avrebbero potuto portare tra i sette e i nove punti. Invece, nonostante la squadra arrivasse da due vittorie convincenti, la classifica non si è praticamente mossa: un pareggio – per quanto molto stretto – e due sconfitte che, al massimo, sarebbero potute essere altri due punti.

Poca roba, soprattutto se si considerano le premesse, ovvero una squadra in salute e l’evidente crescita nell’applicazione del sistema Juric. Dopo la sconfitta di Udine, dove a margine della prestazione non consona ha inciso la serata storta di Milinkovic-Savic, anche Torino-Venezia ha confermato come i granata, seppure globalmente in crescita a livello di squadra, devono ancora migliorare.

In tante cose: dallo sviluppo del gioco alla lettura delle partite, passando per la gestione dei momenti più delicati del match quando, soprattutto nell’ultimo terzo di campo, le idee per andare a colpire l’avversario sono oggettivamente poche. E così, a metà febbraio, la squadra si trova in un limbo di centro classifica dal quale sembra molto complicato uscire. Troppo forti per lottare nelle zone basse, troppo poco per impensierire le big.

Torino-Venezia 1-2: stagione finita?

Frustrante? Sì, a meno che davvero questa stagione non sia propedeutica per gettare le basi in vista della prossima, quando giocoforza – visto anche il profilo e lo stipendio dell’allenatore – bisognerà provare ad alzare l’asticella. Lo si dovrà fare con innesti mirati, concordati con Juric, funzionali per un sistema di gioco efficace solo se dispendioso.

Il problema, semmai, è un altro: come farà da oggi in poi il mister a mantenere la barra dritta? Perché venerdì si gioca il derby, un match che molto probabilmente vedrà il Toro uscire sconfitto, e a quel punto non ci saranno davvero più obiettivi. Ma Juric sarà chiamato a non abbassare la guardia, ugualmente, portando avanti un lavoro importante e scongiurando quel calo di mentalità già visto nel biennio di Verona.

Non sarà facile, ma il croato fino a oggi dal punto di vista comunicativo le ha azzeccate tutte. In campo, invece, qualcosa è cominciato ad andare storto. Messaggi alla società, quelli arrivati tra Udinese e Venezia, che confermano come secondo la visione di Jurici il lavoro estivo e quello di gennaio, soprattutto sul mercato, siano ancora da considerare semi-incompleti.

Una squadra sotto tono

Poi c’è Torino-Venezia, match che ha regalato tre punti giganteschi in chiave salvezza ai lagunari, capaci in rimonta di vincere una partita cominciata male a causa di un Toro furente, intenso e pericoloso in più occasioni nei primi venti minuti di gioco. Poi, Zanetti ha saputo leggere molto bene la situazione e, una volta messo mano alla formazione, ha disinnescato i granata con un paio di mosse tattiche rivelatisi efficaci.

Dal 4-3-3 iniziale, il tecnico è passato prima a un 3-4-1-2 e poi a un 3-4-3 classico: dietro ha stretto Ampadu e chiesto ai laterali più sacrificio su Singo e Vojvoda, andando a togliere linfa vitale al Torino sugli esterni, mentre davanti ha tolto Henry dalle grinfie di Bremer, costringendo il brasiliano ad aprirsi maggiormente con tanto di voragini centrali da aggredire in inserimento.

Il gol del pareggio nasce proprio da un’imbucata centrale con conseguente spiovente dalla destra per Haps, che approfitta di un Singo totalmente in bambola e un Milinkovic-Savic inchiodato alla porta per mettere dentro la palla dell’1-1. Il 2-1 invece nasce da rimessa laterale, e questo già dovrebbe dirla lunga sulla serataccia del Torino. Che, per la prima volta in stagione, esce tra qualche mugugno dello stadio.

Note positive e negative

Da parte granata, in questo Torino-Venezia c’è ben poco da salvare. Tra i migliori campo si possono menzionare senz’altro Josip Brekalo – sesto gol in Serie A e un match di grande sostanza e sacrificio – e Andrea Belotti, entrato col mood giusto per provare a scuotere la squadra. Anche Ricardo Rodriguez non ha fatto male, guidando una difesa in cui Bremer ha mollato un po’ il colpo.

Niente di grave, glielo si può concedere, però è finita lì. Male il centrocampo con Pobega (irriconoscibile) e Linetty (limitato), totalmente annullato dalla grande partita di Busio e Cuisance, malissimo Pjaca e i due esterni, anche se Vojvoda ogni tanto ha provato a creare qualcosa. Warming, per com’è entrato, ha fatto tenerezza ai più. E Juric, con la sua gestione cervellotica dei cambi e una sorta di integralismo tattico esagerato, non è stato da meno.

In chiusura, va sottolineata la solita prestazione arbitrale rivedibile. Il gol di Belotti non avrebbe cambiato di una virgola il giudizio sulla (pessima) prestazione del Toro, ma c’è un problema di fondo che non si può ignorare. Ovvero, ancora una volta la decisione arbitrale è soggettiva, e non oggettiva. Ciò significa che se al posto d Giua e Maresca ci fossero stati altri fischietti, magari il match sarebbe finito in parità. È accettabile tutto ciò, in un campionato importante come la Serie A? La risposta la conoscete.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.