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Torneremo Stadio, il gesso non ferma il Toro!

Una storia di un viaggio intenso sulla riviera adriatica con tanto di gesso per Carlo e Massimo in trasferta a Udine!

Quando il Toro di Camolese, con una grande cavalcata, torna in serie A, ci riapre il cuore ai soliti sogni di noi tifosi granata. Il Toro non sembra avere grandi velleità nella stagione 2001/2002 se non quelle di una salvezza tranquilla. Sono arrivati giocatori interessanti, tra cui Vergassola, apprezzato in blucerchiato e Osmanovski, che a Bari ha fatto bene, seppur più come uomo assist che in termini di gol. Ma il colpo, da 10 miliardi di lire, ovvero una cifra record per il Torino, è Cristiano Lucarelli, bomber affidabile e con una grinta che lo fa ben sposare alla maglia granata. Ma questo preambolo è solo per raccontarvi una nuova storia.

Un viaggio sull’Adriatico per il Toro

Il giorno di Ferragosto del 2001, il mio amico di tante trasferte, Massimo, mi chiama per dirmi che ha intenzione di partire per un viaggio. Partenza il giorno successivo, il 16 di agosto, per la riviera adriatica. Le Tappe sono Rimini, Riccione, Jesolo, Lignano, e Udine! E già, la scusa è il mare, ma il vero obiettivo è arrivare a Udine per Udinese – Toro del 26 agosto. Non abbiamo nessuna prenotazione. Si va alla cieca. Ma d’altronde, per noi, non è neanche la prima volta. Questi due baldi giovani, poco più che trentenni, viaggiano fino alla riviera romagnola, sciarpe granata in valigia.

Riccione e Rimini ci “rimbalzano”, o meglio, si arriva li nel primo pomeriggio, ma di alberghi o pensioni libere a buon prezzo, neanche a parlarne. Alla fine la Pro loco ci indirizza in un albergo di Riccione a 100mila lire a notte. Non avendo altro tetto che la macchina, decidiamo per il si, ma con l’obiettivo di trovare subito qualcosa di meno costoso. Alla fine dopo un pomeriggio passato a cercare e con le valigie ancora nella hall dell’albergo, troviamo uno dei primi Bed&Breakfast che cominciavano a uscir fuori in Italia. Con 50mila lire a notte da dividerci troviamo quel che fa per noi. Torniamo in albergo, “piangiamo” un po’, ci riprendiamo le valige e siamo liberi di andarcene nel B&B. Tre giorni buoni tra Rimini e Riccione e anche divertenti. Ma siamo in fermento e non riusciamo a star fermi. Si va a Jesolo.

L’avventura tra Portorose e Lignano

Stessa storia, nessun albergo libero. Giriamo tutto il giorno, Alla fine, quasi come sfollati, per 50 mila lire a notte, ci danno una stanza di un residence, con due letti singoli, bagno comune nel corridoio delle camere, e neanche l’armadio per mettere le nostre cose. Resistiamo una notte e un giorno. Serata a ballare e nella tarda mattina seguente, valige già in auto e giornata al mare. Poi fuga, obiettivo Lignano Sabbiadoro.

Lignano è una bellissima scoperta. Città di vacanza friulana, piena di giovani, spiagge chilometriche, locali sempre aperti e bella vita. Troviamo subito anche un albergo, il Pascià, titolare donna, staff completamente femminile e giovane. Una pacchia. Decidiamo di restare tre notti, anche perché già il primo giorno, sulla spiaggia, incontriamo due ragazze friulane, niente male, in vacanza anche loro da sole, con cui si fa subito amicizia e si passano belle giornate e serate.

Ma noi siamo ancora in fermento e inarrestabili. Decidiamo di arrivare in Slovenia e aspettare lì la domenica della partita. La meta è Portorose. Massimo ha saputo che c’è molta vita notturna e che si “rimedia” facilmente. Io non sono molto convinto. Lasciamo il Pascià e Lignano che mi sono piaciute parecchio. In più anche le due “tipe” con cui devo dire, stavamo bene.

Portorose. Anche qui zero alberghi liberi, ci tocca spendere 100 mila lire per una notte in un albergo anche bello, ma pieno di turisti attempati. La cittadina a me pare triste. Usciamo la sera e a parte anziani, cinquantenni e 18enni ubriachi già alle 9 di sera, non troviamo niente di positivo. Si va in una discoteca e dobbiamo andarcene quasi subito per via di una mega rissa scoppiata all’interno. A Portorose c’è anche un casinò. Vabbè, proviamo anche questa. Ci rimbalzano all’ingresso, siamo senza cravatta. 10 mila lire a testa per averne una! Massimo insiste per convincermi ad entrare. Mi guardo intorno e il più giovane ha 60 anni. Lo convinco ad andarcene. Passiamo la notte in giro a tentare approcci indesiderati, tra vetri di bottiglie di birra rotte ovunque e giovani totalmente ubriachi. Torniamo alle 3 in albergo e basta guardarci in viso per dirci: domani torniamo a Lignano.

Gesso alla Caviglia al Friuli

Alle 9 del mattino seguente chiamiamo il Pascià. La nostra stanza è ancora libera. Si riparte, ma prima andiamo alle Grotte di Postumia. Le grotte di Postumia sono un intreccio di quasi 21 chilometri di caverne e gallerie, dove in 185 anni sono passati oltre 30 milioni di visitatori. Sono le grotte più estese del Carso e dentro ci fanno 4 gradi sottozero in estate. E noi come ci entriamo? Con K-way cappello del Toro e bermuda. Spettacolo, ma che freddo! Dopo pranzo si riparte per Lignano. Ci torna il sorriso e poi è già venerdi 24, tra due giorni si va a Udine a vedere il Toro!

Ci riappropriamo della nostra stanza al Pascià e riallacciamo subito i rapporti con le due ragazze conosciute in spiaggia. La sera del venerdi la passiamo con loro nella loro casa in affitto, la mattina del sabato si va al mare e ci si da appuntamento per la sera in un locale molto bello per cenare insieme. Ma facciamo tardi, appuntamento alle 20.30 e noi a quell’ora dobbiamo ancora uscire dall’albergo. Cominciamo una corsa a piedi come forsennati per raggiungere le ragazze al locale, ma sfiga delle sfighe, nel saltare giù da un marciapiedi, metto male la caviglia e me la fratturo.

Non riesco neanche a stare in piedi, capannello di gente, Massimo è costretto a chiamare l’ambulanza. A Lignano non esiste ospedale e mi portano al posto di primo soccorso. Mi bendano alla meglio e sono costretto a restare nel letto fermo e disteso, con appuntamento alle 9 del mattino seguente (la domenica della partita) all’ospedale di Udine. Lastra e doccia gessata con tacco per camminare, uso delle stampelle e cosa si fa? Si torna a casa? No. Stadio Friuli di Udine. Alle 15 gioca il Toro. Abbiamo perso le ragazze e la cena, abbiamo perso una bella occasione ma, non perderemo il Toro.

Partenza da scudetto, finale amaro

Biglietto e alle 14 siamo dentro. Clima tranquillo e tanti tifosi granata nel nostro settore. Vedo facce conosciute e molti mi chiedono cosa cavolo è quel gesso al piede. Ma incontriamo anche due ragazze granata di Milano che avevamo conosciuto in un’altra trasferta. Dai, non è andata così male! E il Toro? Il Toro di Camola fa un primo tempo da impazzire. 0-2 con gol di Galante e Osmanovski, con un’Udinese annichilita dal nostro gioco tutto pressing e ripartenze. Il Toro ne fa due ma avrebbe potuto farne 4. Tanto da far dire ad un 60enne granata in curva vicino a me: “Era dal ’76 che non vedevo un Toro così! Siamo da scudetto, cavolo!”

Ma, come al solito per i nostri colori, i sogni si smontano facilmente (non come il mio gesso). Il secondo tempo è tutta un’altra roba. E cosi, prima Muzzi e poi Pavon, ci fanno ritornare sulla terra e rischiamo anche di prendere il terzo. Finisce 2-2, con la certezza che il Toro ha un gioco, un allenatore e una squadra decente che può fare bene, anche se con i suoi continui alti e bassi. Baci e abbracci alla fine con le ragazze di Milano che ci invitano a seguirle nella loro città. “Ma dove andiamo – Dice Massimo – non lo vedete come siamo combinati con quel gesso di Carlo?..”

Ma il duro (come il gesso) deve ancora venire. Udine – Civitavecchia sono 7 ore di auto. All’andata abbiamo guidato un po’ ciascuno, al ritorno tocca solo a Massimo, causa del mio gesso. A Firenze, molliamo di brutto. Massimo entra in un autogrill smadonnando dalla stanchezza, ceniamo e torniamo in auto. Dai, facciamoci un’oretta di sonno, che sono troppo stanco, poi ripartiamo. Peccato che quell’oretta diventi una notte e ci svegliamo alle 5 del mattino. Colazione nello stesso autogrill e si riparte per casa. Cosa non si fa per il Toro, anche con un gesso alla caviglia.

Carlo Junior

Carlo Junior

Classe 1969, Granata a Roma, quando tutti bramavano Pruzzo io sognavo Pupi. Con Francesco vogliamo Tornare Così tutti i lunedì.