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Spunti e riflessioni dopo Torino-Sassuolo

Ennesima occasione persa per dare una spallata alla classifica: Torino-Sassuolo finisce 1-1, ma la squadra finalmente gioca a calcio

Frustrazione, impotenza, in credito perenne con la Dea bendata. Sono queste le sensazioni che dovrebbero abitare il cervello di un tifoso granata all’indomani di Torino-Sassuolo, una delle tante partite dominate e non vinte in stagione da una squadra con la quale è difficile non empatizzare.

Già, perché il paradosso è che se le cose andassero male sarebbe tutto più semplice: se giochi male e perdi, ti arrabbi ma poi razionalmente ti rendi conto che è giusto così. Se invece, per l’ennesima volta, l’allenatore è costretto ad andare davanti alle telecamere a parlare di ciò che sarebbe potuto essere ma non è stato, allora, il rodimento – passatemi questo termine da tifoso – è destinato a prolungarsi. Soprattutto alla vigilia dell’ennesima, inutile, pausa per le nazionali.

Gli highlights di Torino-Sassuolo

Torino-Sassuolo, l’amarezza… di essere grandi

Perché il punto è proprio questo: quando sarà il Toro a vincere, o a segnare un gol decisivo all’ultimo minuto? Quando i cinquemila dell’Olimpico Grande Torino, in attesa che possano tornare a essere di più, esploderanno di gioia anzichè ingoiare l’ennesimo boccone amaro?

Purtroppo una solida corazza a questi eventi ce la saremmo già dovuta fare, ma ogni volta fa male. Anche se, va detto, questa volta un po’ meno: si è deciso infatti che questo doveva essere l’anno zero, quello in cui si gettano le basi per qualcosa di decente – importante non è un termine accostabile a questa società – e Ivan Juric, tra mille difficoltà, lo sta facendo.

Quindi siamo arrabbiati ma contenti. Perché poi i 180 minuti col Sassuolo hanno dimostrato che lo stesso mister vale molto di più del pur bravissimo Dionisi, nome in rampa di lancio del calcio italiano, e quindi questo ce lo teniamo. Ci teniamo il palo spaccato da Mandragora, che se avesse avuto altri colori addosso sicuramente avrebbe segnato, e le due traverse colpite da Bremer e Sanabria, due dei giocatori che meglio incarnano lo spirito del Toro.

Il dominio in numeri

Ci teniamo anche i tanti, troppi errori commessi nell’ultimo terzo di campo, dove il Torino ha toccato 121 dei 252 palloni giocati, segno di come la squadra abbia stabilmente stazionato nella zona calda del campo, senza però tuttavia sfruttare le tante occasioni create.

Un Toro superiore in tutto, con 21 tiri tentati (contro i 6 del Sassuolo), 6 dei quali in porta (contro l’unico, purtroppo decisivo, del Sassuolo nel finale), 3 big chance create e un coefficiente migliore per quanto concerne precisione dei passaggi e sulle palle lunghe, perfino meglio su cross e dribbling, non esattamente due specialità della casa.

E poi ancora meno dispossessamenti, segno di grande precisione nella gestione della palla, cosa nella quale la squadra è cresciuta molto nelle ultime settimane, contro un Sassuolo che difensivamente ha collezionato più intercetti, blocchi, spazzate e blocchi, a testimonianza della prestazione prettamente difensiva sfoderata dai neroverdi.

Il mio commento a Torino-Sassuolo 1-1

La fiera degli errori

Eppure tutto questo non è bastato per vincere un Torino-Sassuolo che i granata avrebbero ampiamente meritato di portare a casa, dando così continuità a un periodo d’oro nonostante le premesse preoccupanti dovute ad affari extracampo.

Sanabria ha segnato un bel gol, ne aveva griffato un altro – annullato per netto fuorigioco di Singo -, ma ha avuto almeno altre tre palle gol pulite per colpire e non lo ha fatto. A questi livelli, la paghi. Così come paghi dazio non appena la condizione fisica cala: lo si è visto, nella ripresa, in Praet, che forse andava cambiato prima, ma complessivamente anche un po’ in tutta la squadra che, fisiologicamente, nel finale ha lasciato sfogare un Sassuolo più fresco.

Le parole di Juric

Difendere alto è una peculiarità di Juric, ma al novantesimo forse si potrebbe anche stare un po’ più accorti, senza concedere azioni in campo aperto a una squadra che deve rimontare. Dettagli, certo, ma che fanno la differenza. Il resto, infine, lo hanno fatto piccole disattenzioni sugli ultimi passaggi, sugli stop, sulle scelte di gioco troppo spesso troppo elaborate.

Juric vorrebbe un calcio molto più semplice, ma il Toro non sempre riesce ad accontentarlo. Da qui, dopo la sosta, si dovrà ripartire, incanalando la naturale delusione di Torino-Sassuolo per focalizzarsi sulla trasferta, difficile, di Udine, sperando che il mercato possa portare qualcosa di nuovo, permettendo al mister una scelta più ampia anche a partita in corso.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.