Radio Granata

FAQ

Spunti e riflessioni dopo Sampdoria-Torino

Ivan Juric sa anche sorridere. Ci si chiedeva da tempo se il mister del Torino fosse soddisfatto degli oggettivi miglioramenti della squadra nelle ultime settimane: se dopo la roboante vittoria contro la Fiorentina dalla sua bocca era trapelata una smorfia degna di Jack Nicholson in Shining, dopo Sampdoria-Torino, seconda vittoria stagionale in trasferta, i denti a favore di telecamera erano decisamente più numerosi.

Il Toro espugna Marassi sponda blucerchiata, campo ostico storicamente e ai limiti dell’impraticabile per la vergognosa (non) manutenzione che non si confà a un impianto storico come quello ligure. Fatto sta che, senza nemmeno troppe difficoltà, i granata si sono portati a casa il secondo successo consecutivo. Con tante, tantissime cose positive da sottolineare.

Sampdoria-Torino, altri segnali positivi

Non si sa nemmeno da dove cominciare. In primis, la squadra ha nuovamente giocato ottanta minuti a intensità pazzesca, mangiando il campo in ogni suo angolo e arrivando spesso – non sempre, ma spesso – prima sul pallone. Questo al netto di alcuni errorini, del fatto che la Sampdoria a livello agonistico ci ha messo molto e, ultimo ma non per importanza, alla giornata no di Vanja Milinkovic-Savic.

Già perché il serbo è stato il vero alleato della squadra di D’Aversa, concedendo prima il corridoio per il gol di Caputo con un disimpegno inguardabile, poi non bloccando un cross velenoso di Candreva che ha trasformato Rodriguez nell’eroe della serata.

A parte questo, il Sampdoria-Torino è stata ancora una volta la sagra dell’errore: i granata creano tanto in fase offensiva, concedono poco dietro, ma alla fine è Quagliarella ad avere la palla del pareggio sulla testa. E questa volta l’ha sbagliata, ma la prossima potremmo non essere così fortunati. La produzione davanti è sempre eccellente: i numeri dicono che per bel undici volte il Toro ha inquadrato i pali di Falcone, decisivo in almeno tre circostanze.

Il resto lo hanno fatto imprecisione e poca lucidità in fase di esecuzione. La strada è giusta, ma va ancora puntellata. Di bello c’è però tutto il resto, a partire dalla costruzione dei due gol. Solita connessione esterno per esterno sul primo, proprio come contro la Fiorentina, e ricamone sull’out mancino con tanto di rifinitura al bacio di Lukic e movimento senza palla da campione di Praet. Tanta roba, insomma.

Difesa consolidata

Nonostante un paio di svarioni che potevano costare caro, il trio di centrali difensivi ha sfoderato un’altra prestazione di grandissimo livello. Bremer è il solito leader, perché pur soffrendo la capacità di muoversi alla sue spalle di Caputo, ha arginato l’ex Sassuolo con tutte le armi a sua disposizione.

Zima, invece, ha annullato Thorsby tecnicamente e fisicamente (letteralmente, visto lo squarcio sul sopracciglio del danese), chiudendo con 3 passaggi chiave – dato migliore tra tutti i presenti in campo – e 69 tocchi di palla, la maggior parte dei quali in avanti. Poi ha anche appoggiato tanto l’azione, esaudendo le richieste che Juric ormai da tempo gli ha inculcato per interpretare al meglio il ruolo di braccetto difensivo.

Infine, Ricardo Rodriguez possiamo annoverarlo tra i migliori in campo di questo Sampdoria-Torino. Lo svizzero non ha sbagliato praticamente nulla, eccezion fatta per una scalata non propriamente efficace su Quagliarella, e dato sicurezza a un reparto che non può più prescindere dalla sua capacità di far girare palla e spaccare la prima linea di pressing. La vittoria in Sampdoria-Torino è passata anche da loro.

Tutti in attacco

In fase di impostazione il Torino ha fornito diversi spunti tattici interessanti. Guardando la mappa delle posizioni medie tenute dalla squadra, si nota che in impostazione i granata attaccavano con un 4-2-4, con Rodriguez centrale difensivo quasi bloccato a fianco a Bremer, Zima da laterale destro con i piedi oltre centrocampo e Vojvoda a tutta fascia sull’out mancino.

Questo ha fatto sì che otto giocatori su undici fossero sempre nella metà campo avversaria, dando più soluzioni in rifinitura e negli inserimenti senza palla. Mentre Mandragora e Lukic hanno abbinato quantità e qualità, i due trequartisti spesso convergevano tra le linee per giocare alle spalle di Rincon e Askildsen, creando i presupposti per scambi stretti necessari contro chi gioca con una linea difensiva così bassa.

Brekalo lo ha fatto molto bene, trovando diverse connessioni con Sanabria e cercando insistentemente traccianti a cambiare versante di gioco, per far sì che la Sampdoria fosse costretta ad aprirsi. Praet meno, ma uno dei suoi movimenti illeggibili tra le linee ha posto le basi per la vittoria. Il belga, anche se a tratti, si conferma come un elemento dal cervello fino e dalla tecnica deliziosa.

Juric, conferme e prospettive

Ivan Juric si è goduto lo spettacolo da bordo campo, urlando e spronando i suoi fino alla fine. Poi, a fine partita, si è detto soddisfatto per come “la squadra comincia a fare certe cose”. È chiaro ormai come il processo di simbiosi tra mister e gruppo sia a buon punto, quindi vanno ponderati molto bene eventuali nuovi innesti.

Per esempio, il neo arrivato Fares pare non scaldarlo molto, ma il croato – anziché dirlo apertamente – lo ha fatto capire incensando il momento di Vojvoda, confermando come il montenegrino stia crescendo e si trovi molto bene sulla fascia sinistra, fornendo più opzioni in attacco.

La strada è tracciata. Prima della sosta, però, all’Olimpico Grande Torino arriverà il Sassuolo. Un altro esame per un Toro che non vuole, anzi non deve più nascondersi.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.