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Spunti e riflessioni dopo Torino – Fiorentina

Spunti e riflessioni post Torino-Fiorentina, un 4-0 che rilancia i granata in classifica contro una delle avversarie più in forma del campionato

Torino-Fiorentina 4-0. Potremmo chiuderla così e, al massimo, interrogarci sul fatto che da tempo non si vedeva vincere la squadra in maniera così netta e convincente contro un’avversaria che, sulla carta, fino al fischio di inizio della partita aveva dimostrato di essere la vera underdog della Serie A.

E invece no, è successo. È successo nel momento meno plausibile della stagione, dopo una ventina di giorni travagliati passati dal gruppo squadra principalmente in bolla, quarantenati per le numerose positività che a un certo punto parevano aver messo a rischio cluster l’Intero Filadelfia.

È successo quando in pochi credevano di poter muovere punti contro la banda (ben) allenata da Vincenzo Italiano, che in trasferta ha lasciato qualcosa già in passato, certo, ma in queste vacanze si è potuta allenare a pieno regime, contrariamente al Torino. Ma in campo, questa supposta differenza di preparazione non si è vista.

Torino-Fiorentina 4-0

Torino-Fiorentina, una serata granata

A un certo punto sembrava infatti la Fiorentina a essere la squadra di in debito di ossigeno. Con il Toro che riesce a imprimere il proprio gioco solo a ritmi alti, d’altronde, i dubbi erano legittimi, ma sono stati fugati sin dal principio. La squadra, paradossalmente, ha tenuto un’intensità forte ma soprattutto costante per tutto l’arco del match. Cosa che, per esempio, ha permesso di borseggiare nella metà campo offensiva la palla poi trasformatasi nel gol dell’1-0.

Da un esterno all’altro, come chiede da mesi Juric: Vojvoda alza testa e la pennella sulla testa di Singo in uno sviluppo molto gasperiniano. Non a caso Juric ha nel tecnico dell’Atalanta il suo mentore e in campo si vede, si nota, si percepisce la voglia di sbranare ogni pallone anche con il rischio di sbagliare e concedere il campo aperto.

Il baricentro medio-alto mantenuto per tutto l’arco del match ha permesso al Toro di minimizzare i rischi, con Vlahovic costretto a ripiegare nella metà campo difensiva per toccare la palla e la possibilità di recuperare alta la sfera per attaccare con tanti uomini vicino all’area avversaria. Come, per esempio, succede sul gol del raddoppio e sul definitivo 4-0 di Sanabria, reti inframezzate dal suicidio di Callejon che permette a Brekalo di fare la sua prima doppietta italiana.

Gli highlights di Torino-Fiorentina

Concretezza e cinismo

Contrariamente a molte uscite recenti, Torino-Fiorentina ha finalmente visto i granata sfruttare al massimo ogni minima occasione creata o concessa dall’avversario. C’è un dato emblematico, in tal senso, restituitoci dal primo tempo: il Toro ha inquadrato tre volte i pali di Terraciano, segnando in tutte le occasioni.

Numeri alla mano, un primato stagionale, che vede il cento per cento di conversione per una squadra che ha sempre faticato molto a segnare, come testimonia la classifica dei migliori attacchi della Serie A. Nella ripresa la percentuale è leggermente calata, con 3 tiri in porta sui 6 tentati e un solo gol segnato, quest’ultimo però pesante e in grado di chiudere la partita.

Il tutto lasciando il pallino del gioco in mano alla Fiorentina, soprattutto nella ripresa, ma non concedendo altro che un possesso sterile, spesso orizzontale, che non ha portato praticamente a nulla se non a un colpo di testa pericoloso di Gonzales, ben deviato in angolo da Gemello. Italiano lo ha detto chiaramente: “Devo capire se abbiamo preso sotto gamba la partita”. Possibile, come è possibile anche il contrario, ovvero che il Toro – giocando a mente sgombra – ha portato i viola a fare la prestazione che si è vista in campo.

Gruppo e leader

Il rientro di Mandragora a centrocampo ha permesso alla squadra di poter alzare e abbassare i ritmi alla bisogna. Il centrocampista napoletano rappresenta un’opzione in più in costruzione, cosa che talvolta manca quando lì in mezzo giocano Lukic e Pobega. E, come ben si è visto, il suo apporto è stato fondamentale.

Ottima anche il Torino-Fiorentina di Brekalo, che però sarebbe riduttivo riassumere con la (seppur decisiva) doppietta: il croato è il giocatore che ha tentato più tiri e più giocate nell’ultimo terzo di campo, chiudendo con una precisione di passaggio del 77% e 3 duelli vinti su 5, oltre a corredare il tutto con 1 key passes. Una prestazione completa, impreziosita dai tanti ripiegamenti difensivi che hanno permesso a Vojvoda e Rodriguez di non andare in apnea.

Il croato sta diventando un fattore, anche se il suo stile di gioco lo rende poco appariscente. Più vistosa e apprezzabile, invece, è stata l’ennesima prestazione gigantesca di Bremer, che ha letteralmente annullato Vlahovic.Juric ne ha ancora una volta tessuto le lodi, anche se ormai le gesta del brasiliano sono note a tutti. La grande sfida del mister, semmai, sarà quella di lavorare sul suo erede.

Più in generale, si fatica a trovare qualche neo, al netto della prova opaca degli ospiti. Gemello, alla prima in A, chiude con un clean sheet e tanta emozione; Rodriguez e Djidji – di grande classe la sua uscita di tacco e suola nel primo tempo su Nico Gonzalez – non concedono praticamente nulla; Vojvoda, Singo e Lukic ci mettono sostanza e lucidità; Brekalo i gol; Sanabria e Praet sacrificio e tanto lavoro oscuro.

Le parole di Juric dopo Torino-Fiorentina

L’impronta di Juric

Un discorso a margine, infine, lo merita Ivan Juric. Come ha ben detto nell’intervista postpartita, cinque mesi fa contro la Fiorentina si fece probabilmente la peggior prestazione del girone di andata: “Sono felice perché sono cambiate tante cose”, ha detto.

E ha ragione, in primis per la sicurezza e l’autorità acquisita in campo da una squadra che fino all’estate scorsa giocava impaurita e senza idee. In secondo luogo per la crescita esponenziale collettiva, compresa quella di alcuni esuberi diventati titolari. Infine, perché questo Toro è una scommessa che lui ha fatto pur scontrandosi con le mille difficoltà gestionali e societarie che noi ben conosciamo.

E questa squadra, chiariamolo una volta per tutte, difficilmente può ambire all’Europa. Ma si può lavorare tutti assieme per arrivarci. Juric ne è convinto e il suo stile molto schietto ha conquistato l’ambiente in pochissimo tempo. La società dovrà fare il resto. Nel frattempo si può vincere o perdere, ma sempre con identità. Ma il Torino, questo Toro, adesso è tornato a essere un’avversaria da evitare. Visto il recente passato, è già qualcosa.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.