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Cosa ci lascia il girone di andata del Torino

Qualche riflessione sul girone di andata del Torino, tra un'identità in costruzione e alcune migliorie necessarie

La sconfitta di misura a San Siro lascia l’amaro in bocca per il risultato, qualche pacca sulle spalle per la prestazione e una sensazione generale di consapevolezza. Quella di chi sa di essersela giocata, ma anche di chi sa che qualcosa, per competere a certi livelli, manca.

Lo ha detto Ivan Juric nel postpartita, ribadendo alcuni concetti che escono dalla sua bocca ormai da mesi. Quasi ridondanti, ma si sa che con il presidente è meglio abbondare che deficere. Eppure, dopo 19 partite e un girone intero passato a modellare la squadra, il mister può già cominciare a tirare le somme parziali della stagione.

Una stagione di ripartenza, cominciata con il solito e proverbiale immobilismo sul mercato dopo l’annuncio in pompa magna di un allenatore arrivato per sparigliare le carte, col compito in primis si cancellare con un colpo di spugna le due precedenti disastrose annate. Come è andato il Torino fino a qui? Il materiale per imbastire una prima analisi, c’è.

Gli highlights di Inter-Torino

Il Torino di Juric in un girone

Il Torino ha chiuso con 25 punti messi insieme in 19 partite. Tanti? Pochi? A livello astratto più o meno la squadra ha dimostrato di valerli, anche con un po’ di difetto visto che di episodi a favore ce ne sono stati ben pochi, mentre la sfortuna – come al solito quando si parla di Toro – ci vede benissimo.

Le sette vittorie messe insieme fino a oggi, tanto per cominciare, eguagliano l’intera stagione scorsa. E già qui si potrebbe constatare come il cambio di marcia sia concretamente arrivato. Inoltre, un altro dato interessante è portato dalla quasi imbattibilità allo stadio Olimpico Grande Torino, dove i granata hanno perso solo due volte, immeritatamente.

Tornare a dare fastidio agli altri, quindi, è un obiettivo già centrato. Piuttosto, va constatato come il Toro fuori casa non riesca a esprimersi: solo 5 dei 25 punti messi insieme fin qui sono arrivati lontano dal fortino casalingo. Pochi, nonostante in trasferta il Toro abbia probabilmente giocato la miglior partita del campionato, quella contro il Sassuolo.

Indicazioni significative arrivano anche dai dati riguardanti l’efficacia offensiva e difensiva: nel primo caso il Torino non sta rendendo molto, con 23 gol segnati a fronte dei 26,01 xG complessivi, nel secondo invece la squadra ha a oggi la quarta difesa del torneo. Il che, visto che si segna col contagocce, per ora non basta ancora.

Cambio di atteggiamento

Il netto taglio col passato è però rappresentato dal differente cambio di atteggiamento in campo. Il Torino di Juric infatti si discosta da quello di Mazzarri, Giampaolo e vari traghettatori proprio per come approccia le partite. Dati alla mano, il Toro è la squadra che sviluppa meglio un calcio aggressivo, con baricentro alto ed efficacia nel recupero palla nell’ultimo terzo di campo.

Secondo Soccerment, la classifica del coefficiente PPDA – che serve, in parole povere, a definire l’efficacia del pressing offensivo – vede la squadra di Juric al primo posto, davanti a Milan, Atalanta e Verona. Insomma, il cambio è tangibile, anche se su alcuni fondamentali servirebbe lavorare ancora un po’.

Dalle parole del mister si capisce comunque che questo gruppo, fino a qui, avrebbe potuto dare di più. O forse lo avrebbe meritato: dati Fbref, il Torino ha messo insieme un coefficiente xPoints – punti attesi secondo algoritmo – di 29,98, quasi cinque in più rispetto a quelli raccolti. L’ottimismo di molti nasce da qui.

Cosa aspettarsi dal girone di ritorno

La proiezione di classifica attuale vedrebbe il Torino arrivare in un range di punti compreso tra i 48 e i 52. Questo dipenderà molto anche dai singoli match con relativi episodi. Ma quanto conta quest’anno la classifica finale? Il percorso verso un’identità nuova e ben delineata supera di gran lunga la voglia di fare punti sempre e comunque.

Se poi arrivano, bene, ma siccome la squadra è ormai fuori dalla lotta salvezza e non può arrivare in Europa, paradossalmente potrebbe provare a osare di più. Nel frattempo, Juric andrà accompagnato dalle scelte di una dirigenza che dovrà affiancarlo nel rebuilding di una squadra che, a oggi, ha al massimo 14 o 15 potenziali titolari.

Gli altri sono esuberi non facili da piazzare, ma il mister ha già fatto capire che le sue idee sono chiare: se verrà seguito seriamente, ci sarà la possibilità di togliersi qualche sfizio. Il percorso è ancora lungo e il calendario che attende il Torino da qui in poi potrebbe farci capire meglio a cosa seriamente questo gruppo potrà ambire. In tal senso, gennaio arriva nel momento giusto. Starà a Cairo e Vagnati fare il loro.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.