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Torneremo Stadio, Gigi Lentini il più forte

La stagione 1990/91 comincia e il Toro, neopromosso, non ha ancora fatto bene. Ma oggi ci sarà una stella in campo: Gigi Lentini.

Il 23 settembre del 1990 è una calda giornata a Torino. La serie A è cominciata da due gare e il Toro, neopromosso, non ha ancora fatto bene, dopo un pareggio per 0-0 in casa con la Lazio e la sconfitta a Bari per 2-1. Sono abbonato nel secondo anello della curva Maratona al Delle Alpi e dopo essere stato presente a Toro-Lazio, salgo di nuovo a Torino col mio treno delle 23.55 che da Civitavecchia mi porta a Torino Porta Nuova alle 7.30 del mattino.

Cappuccino, cornetto, Tuttosport nell’unico bar aperto cosi presto la domenica mattina in Corso Vittorio Emanuele, sotto i portici, e poi verso le 9 passeggiata fino a Via Carlo Alberto, la sede dei Fedelissimi dove, ci si ritrovava con tanti altri tifosi provenienti da tutta Italia, grazie all’ospitalità del grande Ginetto Trabaldo. Tante chiacchiere per poi essere allo stadio per un panino e per l’ingresso intorno alle 13 per la partita delle ore 15.

Assenze Pesanti

Il Toro di Mondonico, alla vigilia, sembra non essere messo bene. In difesa mancano sia Bruno che Benedetti e verso la mezz’ora anche Annoni si infortunerà costringendo Policano a spostarsi dalla fascia sinistra per andare a fare il marcatore. L’inter è ha punteggio pieno in classifica dopo aver battuto Cagliari e Bologna e ha grossi campioni come Zenga, Bergomi, Breheme, Berti, Klinsmann e Lothar Matthaeus che però oggi non c’è.

In curva c’è voglia di successo. Il clima è quello delle grandi occasioni. Sappiamo probabilmente di essere inferiori tecnicamente ma come tifo non c’è storia. Lo spicchio di curva nerazzura presente, sarà presto silenzioso. Il Toro parte all’arrembaggio. L’Inter, come ogni squadra allenata da Trapattoni, è attendista e prova a colpire in contropiede. Nel secondo anello urliamo come ossennati. Abbiamo voglia di mangiarceli.

Spettacolo sugli spalti e in campo

Martin Vazquez, Romano, Gigi Lentini e Policano, sembrano essere sugli scudi, sono in palla e si vede. Hanno la nostra stessa voglia di vincerla. Sono in mezzo, tra gli Ultras e i Korps. I fumogeni dell’inizio, come al solito, ci fanno lacrimare gli occhi e coprirci la bocca con le sciarpe. Il tifo è davvero incessante. Ma nonostante la verve dei nostri ragazzi in campo e la nostra sugli spalti, il primo tempo finisce 0-0.

Però, in curva ci parliamo e vediamo qualcosa di diverso rispetto alla partita con la Lazio. La squadra ce la sta mettendo tutta. Forse ci stiamo scrollando di dosso l’etichetta di neo promossa. Inizia il secondo tempo e ora Policano dovrà marcare Klinsmann e non sarà un passeggiata ma ci accorgeremo presto che la palla la dietro, il tedesco la vedrà poco o niente. Noi cantiamo ancora più forte e la squadra ci sente, si vede.

C’è un fallo su Muller al limite dell’area, sono passati appena 5 minuti dall’inizio della ripresa. Sulla palla c’è anche Rafael Martin Vazquez. Fino a ieri, meno splendido  di come ce lo aspettavamo, oggi invece sembra stare davvero bene. Parte lui, tira forte, la barriera dell’Inter si apre, Zenga vede la palla troppo tardi ed entra… E’ una liberazione. L’urlo è stratosferico, la Maratona esplode. Anche in campo esultano tutti. Ora su le maniche, questi vorranno almeno pareggiarla.

L’Inter prova a buttarsi in avanti, ma sono attacchi confusi. I nostri reggono bene. Pochi patemi. E poi abbiamo Lentini, che quando riparte in contropiede, mette i brividi ai nerazzurri. E cosi è che a 11 minuti dalla fine, Gigi che ha un motore veloce anche al 79’ minuto, parte veloce in fascia destra, Battistini ultimo uomo nerazzurro gli corre addosso, Gigi gli fa passare la palla sotto le gambe e si invola verso la porta. Riccardo Ferri si stacca dalla marcatura di Muller per provare a chiudere alla disperata.

Gigi Lentini, l’imprendibile

Non c’è niente da fare. Gigi Lentini è il più forte oggi, 21 anni velocissimo, imprendibile e coda di capelli svolazzante. La piazza sul palo lontano e Zenga non può farci niente. E’ tripudio. 2-0 con l’Inter, chi se lo aspettava. Che poi è lo stesso risultato del giugno del 1989, quando loro vincevano lo scudetto e noi nonostante quella vittoria firmata da Skoro e Muller, retrocedemmo a Lecce amaramente, la domenica successiva.

Ora invece, li abbiamo battuti con una consapevolezza. Siamo una buona squadra, possiamo fare bene. Abbiamo un tecnico che capisce di calcio e che può portarci in alto. Abbiamo giocatori che sono in rampa di lancio come Gigi Lentini e Policano e consolidati come Cravero, Romano e Martin Vazquez.

Il treno delle 19 da Torino Porta Nuova è pronto. Mi aspettano altre 7 ore di viaggio. Ma sono strafelice. Ho visto il Toro vincere. E vincere con l’Inter, una delle più forti. Ci siamo, mi sente consapevole che faremo una bella stagione. Sono stanco fisicamente, è da mezzanotte di sabato che sono in viaggio, ma considerando che per il Toro sarò in viaggio tutto l’anno, va bene così. Ne vale la pena. Sarò di nuovo a Torino per Toro-Roma. E sono sicuro che urlerò e mi divertirò ancora. Forza Toro!

Carlo Junior

Carlo Junior

Classe 1969, Granata a Roma, quando tutti bramavano Pruzzo io sognavo Pupi. Con Francesco vogliamo Tornare Così tutti i lunedì.