Radio Granata

FAQ

Spunti tattici e riflessioni dopo Torino – Verona

Spunti tattici e riflessioni da Torino-Verona, ultimo match casalingo del 2021 granata: risolve un gol di Pobega

Torino-Verona 1-0 archivia il 2021 casalingo dei granata con una vittoria bella, importante e sofferta. Una vittoria da Toro, direbbe qualcuno, di quelle brutte, sporche e cattive che esaltano i (pochi) presenti sulle tribune dello Stadio Olimpico. Uno stadio, ed ecco una delle note positive di questa stagione, tornato finalmente a essere fortino quasi inespugnabile.

Infatti, 20 dei 25 punti messi assieme dalla squadra sono arrivati tra le mura amiche. Un buon dato, che genera fiducia in attesa della seconda parte di stagione al via a gennaio, quando comincerà il girone di ritorno. Nel frattempo, tra il Toro e il brindisi di Natale c’è ancora la proibitiva trasferta di San Siro, dove difficilmente si andrà a punti ma, paradossalmente, ci sarà la possibilità di giocare con la mente sgombra.

Gli highlights di Torino-Verona

Torino-Verona, vittoria sofferta

Viceversa, Torino-Verona si preannunciava come un trappolone da prendere con le molle e l’ostacolo, seppure con qualche difficoltà, è stato aggirato. Ci ha pensato ancora una volta Tommaso Pobega a togliere le castagne dal fuoco a una squadra cronicamente imprecisa nell’ultimo terzo di campo: per il centrocampista di proprietà del Milan, quello con il quale ha impallinato Montipò è il quarto gol stagionale.

Una rete decisiva, che ha permesso al Torino di incanalare il match sui binari più congeniali soprattutto perché, un minuto prima, il Verona era anche rimasto in dieci a causa della netta espulsione di Magnani per fallo da ultimo uomo. Intervento, peraltro, inizialmente punito solo col giallo da un arbitro che ha distribuito fischi un po’ casuali e graziato Ceccherini per la sua caccia all’uomo portato avanti fino alla fine.

Però, ecco, complessivamente abbiamo visto un Toro a due facce. Nel primo tempo la squadra ha comunque controllato bene il match, lasciando pochi spazi al Verona e prolungando il possesso palla in modo tale da sfiancare l’avversario. Tudor, dopo l’espulsione, ha modificato l’assetto tattico coprendosi con un laterale e un mediano per due punte, arretrando il baricentro e impostando il blocco basso sperando in qualche ripartenza.

Nella ripresa ci è riuscito, complice un Toro quasi impaurito dal pallone che scottava tra i piedi minuto dopo minuto. La voglia di vincere, soprattutto dopo la sconfitta in Coppa Italia, ha probabilmente prevalso e il proverbiale ‘braccino’ ha davvero rischiato di rovinare tutto. L’Hellas, con almeno tre palle gol nitide, alla fine avrebbe anche potuto pareggiarla.

Il mio commento a Torino-Verona

Una squadra snaturata

Per fortuna Milinkovic-Savic, eccezion fatta per una sbavatura quasi decisiva nel finale, ha compiuto tre parate risolutive. È infatti lui una delle note liete in una serata in cui un po’ tutti hanno avuto problemi. Il serbo ha sfoderato qualche intervento d’istinto soprattutto nel finale, smanacciando un pallone – oggettivamente centrale, ma ravvicinato – sugli sviluppi di un angolo battuto a tempo scaduto.

Ma perché il Torino ha subito così tanto il Verona, nonostante la superiorità numerica e un secondo tempo in cui l’Hellas sarebbe dovuto calare? Semplice, perché la squadra si è snaturata. Dopo il gol il Toro ha cominciato a gestire palla in maniera ossessiva, con un giro palla estenuante ma sterile e orizzontale, utile solo a gonfiare le statistiche. Si arrivava al limite della loro area e poi si tornare indietro, in una sorta di revival ‘venturiano’.

Il punto è che il Toro non è questo. Juric non è questo. La squadra non può e non dove adattarsi all’avversario: infatti, proprio questo è sempre stato il punto di forza in questo girone di andata, ovvero la voglia di imporsi con intensità su chiunque. Se manca tutto ciò, manca il Toro. Lo ha detto anche il mister nel post partita: non siamo una squadra da possesso e palleggio, ma da strappi e cavalcate verticali. Urge tornare lì, per riprendere il percorso imboccato mesi fa.

La mancanza di imprevedibilità

Quante volte si è detto che il Torino manca nell’ultimo terzo di campo? Tante, ma va ribadito ancora una volta. L’assenza ingiustificata dal campo dei trequartisti è un peso che questa squadra non può sopportare. Pjaca è stato inesistente, Praet sullo 0-0 si è mangiato un gol clamoroso (il secondo dopo quello di Cagliari), Brekalo è entrato in ciabatte, vagando per il campo senza un compito preciso.

Lungi da chiunque aprire un processo, ma se la squadra non viene presa per mano dai suoi elementi di qualità è un problema. Serve che Juric intervenga, che riporti i due croati ai livelli di inizio stagione e il belga più dentro al gioco, non confinandolo là a destra a fare passaggi corti e innocui verso Singo o Djidji. La classe c’è, va sfruttata.

Pobega spesso si ritrovava a tentare l’inserimento nello spazio senza che nessuno lo assistisse, Lukic verticalizzava tra le linee al nulla, Sanabria si è ritrovato spesso isolato e senza il suo lavoro di protezione il Torino ha perso tutti i duelli sulle seconde palle. Anche i laterali non riescono a incidere: dei quattro presenti in rosa soltanto Singo, in una occasione, ha trovato la via del gol.

Per fortuna che la difesa regge, con un Bremer monumentale e due ragazzi come Zima e Buongiorno capaci, a partita in corso, di dare fisicità e freschezza al reparto. Ma è troppo poco. L’impressione è che con questi uomini il lavoro di Juric sia arrivato al massimo. E che, da adesso in poi, la palla passi in mano alla dirigenza in vista del mercato di gennaio.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.