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Spunti tattici e riflessioni dopo Torino – Bologna

Spunti e riflessioni post Torino-Bologna, match vinto 2-1 dai granata dopo un'ottima prestazione

Pensate a una domenica di sole quasi primaverile nonostante le temperatura rigide del Natale, una partita in casa alle 12.30 contro un avversario battibile, un match tranquillo al quale andare con la famiglia per respirare un po’ di Toro dopo le tante chiacchiere inutili tra manifestazioni e contro manifestazioni.

Poi pensate a una squadra che domina in lungo e in largo, produce almeno sette o otto palle gol pulite, va in vantaggio sfruttando il marchio di fabbrica della filosofia del proprio allenatore – riaggressione alta, palla strappata a trequarti, filtrante diretto per l’attaccante che va in porta – e poi raddoppia dopo essere stata padrona del campo per oltre un’ora.

Tutto questo farebbe pensare a una vittoria in goleada. E invece no, perché ‘tu’ ti chiami Torino e quindi, anche quando le circostanze ti portano a sfoderare una prestazione pressoché perfetta, devi soffrire. Sembra fatto apposta, non lo è, ma lo sembra. E anche contro il Bologna la squadra di Juric non si è smentita

Gli highlights di Torino-Bologna

Torino-Bologna in numeri: granata dominanti

Una padronanza del campo riassunta dai numeri di Torino-Bologna: se è vero che il finale di match ha riequilibrato il dato del possesso palla – l’assalto del Bologna ha rialzato il valore, ma è stato un palleggio principalmente sterile – il Torino ha chiuso con 16 tiri complessivi, 7 dei quali in porta.

E qui c’è il primo problema, quello – atavico – dell’imprecisione: meno del 50% dei tiri tentati inquadrano lo specchio, dato parziale e contestualizzato alla partita contro il Bologna, ma ragionamento che può essere allargato anche all’intero campionato, come confermano i dati del sito ufficiale della Lega Serie A.

In più, non può non essere considerata la prestazione super di Skorupski, decisivo in almeno tre occasioni con parate fuori dall’ordinario (bellissima quella su Lukic, nel primo tempo, col polacco partito controtempo e capace di leggere la deviazione di un compagno).

Ma, appunto, i numeri non mentono: il Torino ha creato più big chances (3 a 0), vinto più duelli (52 a 49) e più in generale ha giocato una partita molto più precisa dal punto di vista della gestione della palla, con maggior precisione nei passaggi e nella copertura della distanza progressiva.

Troppi errori là davanti

Eppure questo non è bastato per chiudere Torino-Bologna per tempo: se la prima parte si fosse chiusa sul 3-0 nessuno avrebbe potuto dire nulla, ma così non è andata. Vuoi per, appunto, la grande prova di Skorupski, vuoi per i tanti errori sotto porta su occasioni che il Torino ha creato cercando di sfruttare al meglio le proprie caratteristiche.

Sanabria è stato molto impreciso: oltre al gol, bello per come il paraguayano lo ha preparato, andando ad attaccare con tempismo perfetto lo spazio, si contano almeno altre tre occasioni nelle quali avrebbe dovuto fare meglio. Imprecisioni che il Torino, uno dei peggiori attacchi del campionato, non può permettersi.

A questo va aggiunta una pericolosità sui calci piazzati totalmente persa in questa stagione: i granata sono la squadra che ha segnato meno in questa edizione della Serie A su calcio da fermo, con sole due realizzazioni, entrambe firmate da Bremer.

Infine, va sottolineato che quando i due trequartisti si accendono l’occasione da gol è sempre dietro l’angolo. Il problema è, ovviamente, che poi nessuno ha il guizzo per finalizzare. Un bel guaio, dal quale la squadra al momento sembra non poter uscire. E la sofferenza, anche quando sei padrone del campo, è la naturale conseguenza del tutto.

Lukic MVP, la crescita del serbo

Se si vuole fare un breve accenno ai singoli – a proposito: speriamo che Bremer non abbia nulla di grave -, si può sicuramente dire che più o meno tutti hanno giocato sopra la sufficienza. Sasa Lukic, però, è stato nettamente il migliore in campo. Suo l’assist del vantaggio, sua la rifinitura sul raddoppio, suo il top di passaggi effettuati (78).

Il tutto con l’85% di precisione e corredato da 4 passaggi chiave (come lui solo Praet), 29 palloni giocati in avanti, 3 dribbling riusciti, 12 recuperi (nessuno come lui). La sua maturazione p evidente ed è interamente farina del sacco di Juric, capace di toccare le corde che nessuno dei suoi cinque predecessori era nemmeno riuscito a trovare.

Ora il serbo è diventato totale, perché da mezzala di corsa e inserimento si è trasformato in un play aggiunto per la squadra. Non è un fenomeno, mai lo sarà, ma ha un’utilità e un’intelligenza tattica rara per i livelli del Toro attuale. E, proprio per questo, non sarà facile gestire il rientro di Mandragora, considerato anche l’impatto di Tommaso Pobega.

Problemi che comunque è meglio avere, ci mancherebbe. Al contrario, sarebbe bello ogni tanto poter essere arbitrati in maniera decente: in pochi minuti Dionisi ha rischiato di riequilibrare una partita a senso unico, regalando un rigore al Bologna e non sanzionando un intervento falloso su Pjaca in area di rigore. Ma il Toro, evidentemente, viene considerato dall’AIA la squadra giusta per fare apprendistato.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.