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Spunti tattici e riflessioni dopo Cagliari – Torino

Spunti tattici e riflessioni da Cagliari-Torino, match del sedicesimo turno di Serie A terminato 1-1

Cagliari-Torino 1-1. Un buon punto? Che fa morale, classifica? O un’occasione, l’ennesima, persa? Guardando la partita è molto probabile che il tifoso granata abbia avuto due reazioni differenti, al fischio finale di Massimi. La prima, più di pancia, che ha scatenato la consapevolezza di aver forse buttato due punti che erano alla portata del Toro. La seconda, più razionale e a mentre fredda, dice però che il pareggio non solo è stato il finale più giusto per ciò che si è visto in campo, ma anche un punto che di questi tempi aiuta entrambe le squadre a muovere la classifica.

Un peccato, però, perché riuscire ad andare avanti in una partita così equilibrata, a metà di un primo tempo decisamente bloccato e poi non riuscire a mantenere in vantaggio lascia rammarico. Un rammarico che nasce dal fatto, in primis, di non aver saputo sfruttare l’inerzia di un match che dopo il gol avrebbe costretto il Cagliari a scoprirsi, finalmente, uscendo dalla spirale sparagnina del calcio di Mazzarri.

Cagliari-Torino, la ragnatela di Mazzarri

Un Mazzarri, il grande ex, che la partita l’ha tatticamente preparata bene, come al suo solito improntandola principalmente sulla distruzione del gioco avversario. Missione riuscita: il Toro è riuscito poche volte a sviluppare azioni palla a terra, e ancora a recuperare la sfera nella trequarti offensiva per poi creare quelle situazione che di recente avevano permesso alla squadra di trovare la via del gol.

Gli highlights di Cagliari-Torino

La rete dello 0-1, in tal senso, è infatti stata un’eccezione: Pobega – diventato irrinunciabile per la mediana di Juric e, proprio per questo, da ‘rimproverare’ visti i troppi gialli incassati – riesce a portare avanti la palla per poi scaricare un tiro dalla distanza, per la verità apparentemente innocuo. Solo che Cragno decide di metterci del suo e Sanabria, ben appostato, con l’aiuto di Carboni spinge in rete. Un acuto estemporaneo, sul quale il Torino non ha saputo costruire la vittoria.

E questo è grave, perché non è la prima volta che la squadra va in crisi quando deve gestire un vantaggio e chiudere la partita – Genoa, Udinese ed Empoli, solo per citare i casi più recenti – e, nonostante un avversario innocuo, spesso si consente agli altri di riequilibrare il match. Già, perché poi ci sono dei dati oggettivi che non possono essere ignorati, tipo che il Torino prende più di un gol a partita di media. Troppi, per una squadra con uno dei peggiori attacchi della Serie A.

Inefficaci davanti

A livello di produzione offensiva si è fatto poco: i soli 8 tiri contro i 15 del Cagliari, per esempio, ci dicono che quando si arriva quasi al limite dell’area avversaria, soprattutto se in contrapposizione c’è una squadra che si chiude bene, difficilmente la squadra sa cosa fare. Si crea poco, si finalizza ancora meno. Se poi, come capitato dopo l’ottantesimo minuto, non si riescono a mettere dentro nemmeno tre palloni di facili come quelli di Praet, Zaza e Baselli, beh, allora fare punti diventa impresa titanica.

Le parole di Juric al termine di Cagliari-Torino

C’è però un altro aspetto, stavolta più tattico che tecnico, che andrebbe sottolineato a dovere. La prestazione accorta, quasi impaurita del Cagliari – al quale è bastato spingere nel primo quarto d’ora del secondo tempo per trovare il pari, dopo che Vanja aveva miracoleggiato su Joao Pedro pochi minuti prima – ha costretto il Toro a giocare spesso palla lunga dal portiere.

Un canovaccio che vediamo spesso, del quale talvolta abbiamo beneficiato, ma che nella trasferta della Unipol Arena è stato maggiormente amplificato dai tanti lanci del serbo per Sanabria, il quale non ha mai vinto un contrasto aereo – numeri alla mano – contro tre centrali abilissimi su quel fondamentale. La diretta conseguenza è stata ovvia: il Toro, di punto in bianco, non aveva seconde palle da aggredire.

Trequarti bloccata

Questo ha penalizzato oltremodo i trequartisti: mentre Pjaca ha comunque provato ad accendersi, seppure a intermittenza, Brekalo è parso spaesato e fuori dal match. Forse uno dei peggiori in campo, assieme ad Aina e a Sanabria. Viceversa, Pobega ha giocato un ottimo primo tempo ma è poi dovuto uscire perché l’ammonizione pesava troppo e non si voleva rischiare.

Con lui, meritano una menzione il sempre stoico Bremer – bellissimo l’abbraccio con Mazzarri a inizio partita – e Milinkovic-Savic, oltre al già citato Pjaca. Zima, Buongiorno, Vojvoda e Lukic hanno alternato luci ad ombre, mentre chi scrive è stato sorpreso in positivo dall’ingresso di Baselli. O meglio, forse le aspettative sul Gerrard di Manerbio sono talmente basse che, quando minimamente azzecca mezza partita, la cosa si nota.

Anche Zaza e Rodriguez sono entrati, pur nei loro limiti, dando una mano per quello che era possibile. E poi serve per forza una postilla su Praet. Il belga è fisicamente in difficoltà e il modo in cui si era messa la partita di certo non lo ha aiutato. Però quei pochi palloni che ha giocato sono stati di grandissimo livello: nelle tre azioni da gol costruite nel finale c’è sempre il suo destro. Il giocatore è imprescindibile, ma deve assolutamente recuperare.

Quindi, quanto vale questo punto? Dal punto di vista della classifica, poco, semplicemente perché non smuove nulla. Dal punto di vista mentale, di più, visto che a un certo punto si è paventata anche la possibilità di perdere la partita. Ma il Toro lo ha ottenuto snaturandosi, uscendo dal percorso tattico e identitario, come confermato dallo stesso Juric. Ergo, urge tornare in carreggiata già dalla prossima partita.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.