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Spunti tattici e riflessioni dopo Torino – Empoli

Spunti e riflessioni da Torino-Empoli, posticipo del quindicesimo turno di Serie A terminato 2-2. Punti persi o guadagnati?

Il 3 dicembre 2021 il Torino compie 115 anni e, diciamolo, ci si aspettava di festeggiarli diversamente. Ci si attendeva una vittoria contro l’Empoli, proprio come 15 anni fa accadde in quel pomeriggio del 2006, quando Gianluca Comotto scaricò un siluro all’incrocio dei pali sotto la Maratona per regalare ai tifosi un centenario indimenticabile. Non è andata così, perché il Toro è il Toro e se non si complicasse da solo la vita, semplicemente, sarebbe solo un’altra squadra delle tante.

Torino-Empoli: punti persi o guadagnati?

Parlare di Torino-Empoli è complicato anche a qualche ora di distanza, a freddo, perché il 2-2 dell’Olimpico Grande Torino lascia in eredità un sentimento misto. Questioni alle quali ha provato a rispondere Ivan Juric a denti stretti, visibilmente sconfortato, a fine partita. Innanzitutto, è un punto guadagnato o sono due persi? La prima spaccatura nasce proprio nelle risposte a questa domanda.

La partita l’abbiamo vista tutti, inutile rimarcare che sia stato un episodio specifico a farla svoltare. L’espulsione, molto ingenua, di Singo ha cambiato il match, dato coraggio agli ospiti e aperto a scenari che fino alla mezz’ora del primo tempo nessuno credeva possibili. Già, perché fino a lì abbiamo visto un Toro arrembante, sulla falsariga di quanto fatto vedere nelle partite casalinghe contro Genoa, Sampdoria e Udinese. E l’epilogo sarebbe stato lo stesso, se non si fosse rimasti in dieci.

Qualcuno potrebbe dire che comunque non ne avremo mai la controprova. Giusto, com’è giusto però anche il ragionamento inverso: chi dice che l’Empoli, dopo i due schiaffoni presi in un quarto d’ora, non avrebbe ulteriormente subito finendo per perdere in goleada? Si può dire il tutto e il suo contrario, ma poi ci sono dei fatti oggettivi che non possono, e non meritano, di essere ignorati.

Gli highlights di Torino-Empoli

Prestazione da squadra

Il primo è che il Toro ha una forte identità, forgiata sul lavoro svolto in soli cinque mesi da un allenatore che non sarà un fenomeno, ha senz’altro alcune sfumature perfettibili, ma è la miglior cosa capitata da queste parti da tempo immemore. Nonostante le assenze e giocatori in evidente difficoltà fisica, Juric riesce a ottenere – sebbene a sprazzi, proprio per via delle problematiche legate al recupero del singolo – ritmi alti per buona parte del match, segnato da una forte intensità e dalla sistematica riaggressione alta degli avversari.

Il primo gol di Pobega nasce da uno sbaglio della premiata ditta Vicario-Zurkowski, ma il Toro è lì con più uomini ad approfittarne. Il secondo è un assolo di Pjaca, travolgente fino a quando è stato in campo. Il rosso a Singo, ripetiamolo ancora una volta, è la sliding door che nessuno si aspettava e che probabilmente ha ucciso la sicurezza della squadra. Un pallone innocuo, rilanciato direttamente dal portiere avversario, che viene fatto ingenuamente rimbalzare costringe l’ivoriano a rincorrere, per poi stendere, Di Francesco.

Da lì a un minuto il Toro prende un gol che solo le squadre scosse da un episodio possono prendere: Romagnoli salta indisturbato nell’area piccola, dove per lo meno un portiere un 202 centimetri di altezza dovrebbe intervenire, e accorcia. E qui subentra anche qualche numero a supporto del fatto che l’Empoli sia rientrato in partita quasi casualmente.

Per esempio, fino Torino-Empoli i toscani non avevano mai segnato di testa. Poi ne hanno fatti due. La Mantia era l’unico attaccante dell’Empoli a non aver ancora segnato in 15 partite: ha firmato il gol del 2-2, nell’unica occasione prodotta in un secondo tempo in cui il Torino, per forza di cose, ha giocato in apnea. Un pari che era nell’aria, certo, per diversi motivi, ma statisticamente non suffragato, per esempio, dai dati legati agli xG (1,38 per il Toro, solo 0,97 per i toscani).

Le parole di Juric nel postpartita

Approccio ed errori

E allora perché non si è difeso con efficacia il vantaggio? Sicuramente al Torino qualcosa è mancato, lo si può tranquillamente dire – perché è da queste cose, con annesse correzioni, che passa il miglioramento – senza però stracciarsi le vesti. Per esempio, nonostante le urla di Milinkovic-Savic, la squadra si abbassava troppo a difendere, Il portiere serbo, che aveva visuale completa della situazione, si è accorto che tirarsi dentro l’area troppi avversari non sarebbe stato saggio.

Purtroppo non si è riusciti sempre ad alzare il blocco, portando a un certo punto l’Empoli addirittura a impostare coi centrali difensivi. Vero che da un’avanzata di Luperto è arrivato il gol di La Mantia, ma è anche vero che l’ex napoletano poco prima aveva aperto una ripartenza in campo aperto a Bremer. Andavano sfruttati meglio gli spazi, ma qui subentra una problematica legata all’inferiorità numerica.

Quella, per esempio, che ha obbligato Juric a togliere un Pjaca inarrestabile, levando così dal campo un’opzione in più tra le linee. Ma perché è stato scelto il croato e non, per esempio, un Praet oggettivamente giù di tono? Questo nessuno lo sa, ma possiamo immaginarlo: Pjaca non dà, o comunque dà molte meno garanzie rispetto al belga. Se fosse uscito Praet e di lì a poco il compagno si fosse infortunato, ipotesi tutt’altro che da scartare a priori, cosa si sarebbe detto a Juric?

Così facendo, se non altro, sappiamo che a Cagliari Pjaca ci sarà. Sui cambi invece ci sta qualche appunto in più all’allenatore, ma sempre cose marginali. L’unico dubbio vero riguarda il non impiego di Brekalo, che avrebbe potuto dare respiro a Praet, ma dal minuto 75 in poi la tattica era chiaramente quella di non prendere il gol del 2-3. Per il resto, a parte l’ingresso obbligato di Vojvoda, Juric non aveva alternative credibili in panchina.

Panchina inesistente

L’utilizzo di Rincon, di Zaza e Baselli che si scalda quasi fino alla fine sono solo la diretta conseguenza di una rosa costruita solo parzialmente. L’Empoli, nella sua basicità, aveva molte più soluzioni dalla panchina e infatti Andreazzoli ha potuto anche modificare assetto tattico alla sua squadra, riuscendo a trovare le chiavi di un pareggio per il quale, parole sue nel postpartita, ‘siamo felici’.

Felici di aver pareggiato giocando oltre un’ora in superiorità numerica. Il messaggio è chiaro: fuori da qui il Toro viene percepito come una squadra contro la quale bisogna stare sul pezzo, viceversa tra i tifosi imperversa una diffidenza che squadra e allenatore stanno facendo di tutto per combattere. Per anni si sono chiesti gioco e identità, ora di punto in bianco non vanno più bene e ci si attacca al punto in più o in meno, come se arrivare noni o tredicesimi cambiasse qualcosa.

Le rifondazioni passano anche da serate come Torino-Empoli, nostro malgrado. Una squadra che gioca bene (qualunque cosa voglia dire), vince, diverte e in rosa ha 25 calciatori tranquillamente intercambiabili tra loro piacerebbe a tutti. Ma si chiama Bayern Monaco, non Torino FC. A oggi, però, un gruppo che prova a giocare a calcio ed esce a testa alta dal campo è il massimo a cui possiamo ambire. Può piacere o meno, basta essere coerenti.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.