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Una scatto di Roma 3-0 Toro, la prima volta di Carlo allo stadio.

Torneremo Stadio, la prima volta

Torneremo Stadio sono i racconti da stadio e le sue palpitazioni, raccontate da Carlo Junior. Il primo articolo racconta della prima volta!

Domenica 14 febbraio del 1982, in una giornata soleggiata ma fredda, vidi per la prima volta il mio Toro, dal vivo, giocare una partita di serie A su un campo di calcio, lo Stadio Olimpico di Roma contro i giallorossi di Nils Liedholm. Passai un sabato con il cuore letteralmente in gola per l’ansia e l’emozione. I compiti di terza media fatti di corsa, soprattutto quelli di matematica, ahimè sempre a me oscuri. Ma il sapere che il giorno dopo il mio cugino romanista e suo padre mi avrebbero portato nei Distinti Sud di quel grande stadio a vedere per la prima volta correre i miei beniamini in maglia granata, passava sopra ogni altra cosa.

La prima volta, la prima “delusione”

Avrei visto Pulici, dicevo in continuazione dentro di me, avrei visto Dossena, il nuovo gioiello uscito dalle giovanili granata. Non stavo nella pelle. Ed era anche la prima volta per me, di entrare in uno stadio di serie A. Già solo vedere lo stadio riempirsi, seppur di colori a me poco piacevoli, fu uno spettacolo. La curva Sud cominciò a cantare cori già da molto prima della partita. Un piccolo spicchio di tifosi del Toro cominciò ad arrivare e il primo coro fu proprio per quel centinaio di valorosi: “Guarda guarda sono loro, i bastardi Ultrà del Toro!”, un coro che poi per tantissime volte, ascoltai ogni volta, da 18enne in poi, ogni volta in quello spicchio ci entrai anche io.

Un giovane Pedro per Pupi

Nel riscaldamento, gli occhi di 40 mila persone andavano tutti sulla squadra giallorossa ricca di campioni che da li a poco, appena un anno dopo, vinsero lo scudetto: Falcao, Conti, Pruzzo, Di Bartolomei, Nela Tancredi. Solo io, da dove ero, in mezzo a una valanga giallorossa, guardavo “gli altri” cercando i  miei beniamini. Vidi Dossena, ma non riuscii a vedere Pulici. Non c’era. Un infortunio dell’ultimo momento lo aveva tolto dalla gara. Il mio idolo, da quando avevo 6 anni, non era li e già questa fu il primo dolore per me. Al suo posto giocò il giovane Pietro Mariani che avrebbe compiuto 20 anni a giugno di quello stesso anno.

La cronaca di Roma – Torino

In una bolgia indescrivibile, tipica del tifo romanista, le due squadre scesero in campo, il 9 a Dossena, il 10 a Sclosa, l’11 di Pupi a Mariani, il 7 a Bonesso. Pronti via, dopo pochissimi minuti Chierico si “beve” due dei nostri e va a crossare da destra, un cross al bacio per la testa di Pruzzo, la palla colpisce l’esterno della rete dando l’illusione del gol, è un boato. Alcuni dei nostri portano le mani ai capelli, l’unico a fare segno che è tutto a posto è Terraneo che va a prendere la palla e la rimette in gioco. Poco dopo, nella nostra unica azione di nota, è Mariani, proprio lui, partito in contropiede solitario a perdere il tempo giusto per portarci in vantaggio.

Ricordo che per noi la partita in pratica si esaurì li. Un manipolo di giovani di belle speranze, guidate da Giacomini, poco poterono contro una squadra già pronta per essere tra le più forti della A. Al 30’ Conti apri le marcature con uno stupendo sinistro. Poi ci pensò Turone, poco prima dell’intervallo a piazzare il 2-0 e appena iniziata la ripresa fu Chierico a chiudere la partita sul 3-0. Nell’azione si fece male Francini, un altro giovane di grandi prospettive lasciando il posto a Bertoneri, un altro giovane bravissimo di cui si parlava benissimo, proveniente dalla scuola del maestro Vatta.

La Prima volta, un tondo che non smussa

Il dolore della sconfitta però non intaccò minimamente il mio amore per il Toro. Anzi, quella giornata mi diede ancora di più la sensazione che quella grande emozione provata solo nell’essere li, era il motivo per cui avevo scelto giusto. Avevo scelto di seguire l’anima e il colore granata, nonostante intorno a me ci fosse solo giallorosso e nonostante mio cugino continuasse a dire “dai diventa della Roma…”. Mai, cugino mio, te lo ripeterei ancora, quando si nasce del Toro, non esiste più niente. Noi siamo Unici, nel dolore e nella gioia. FVCG.

Carlo Junior

Carlo Junior

Classe 1969, Granata a Roma, quando tutti bramavano Pruzzo io sognavo Pupi. Con Francesco vogliamo Tornare Così tutti i lunedì.