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Spunti tattici e riflessioni dopo Roma – Torino

Spunti tattici e riflessioni dopo il match contro la Roma, perso 1-0 dai granata e che lascia spazio a più considerazioni.

Roma – Torino è stata una di quelle partite al termine della quale ti domandi se davvero devi recriminare per ciò che poteva essere ma non è stato, appellarti alla solita sfortuna – più o meno storicamente attiva quando si parla di Toro – oppure fare delle riflessioni profonde su come la squadra stia rendendo contro le big.

Roma – Torino, altro stop contro una big

Eh già, perché prima di qualunque riflessione riguardante la partita in sé, bisogna prendere alcuni numeri, metterli insieme e analizzarli nella maniera più lucida possibile. In primis, il Torino ha perso 7 partite su 14, il che – molto banalmente – significa che si perde una volta ogni due partite. Troppo? Forse sì, forse no, ma non è questo il punto. infatti si è sempre detto e ribadito che questa prima stagione con Juric debba essere di assestamento, bisogna creare basi da coltivare per poi provare a fare un salto di qualità nel 2022/23.

D’altro canto, perdere non piace a nessuno. Sembrerà banale dirlo, ma la sconfitta dell’Olimpico è frustrante, un termine che non viene utilizzato a caso da chi scrive, ma è ben ponderato. Frustrante perché ancora una volta si cade di misura, contro una cosiddetta top del nostro campionato che, giusto per aggiungere ulteriore rammarico, ha giocato da piccola. Nonostante ciò, la sconfitta ai punti ci può anche stare.

E questo porta a chiudere il cerchio aperto nell’incipit di questo articolo. Perché il Toro fa sempre la solita partita contro le squadre più forti e non riesce quasi mai a fare punti? C’è correlazione tra queste partite? Contro squadre di bassa classifica si è perso solo contro lo Spezia. Per il resto – Inter a parte, ancora da affrontare – c’è stato lo sfortunato pari contro la Lazio e altri cinque stop in cui oggettivamente si poteva fare di più, ma per molteplici fattori e coincidenze non s’è fatto. Ecco da cosa deriva la frustrazione.

Gli highlights di Roma-Torino

I problemi contro le grandi

Non sappiamo affrontare una certa tipologia di partite? Se più indizi cominciano a diventare prove, verrebbe da dire di sì. Juric deve senz’altro prendere contromisure, perché vedere la Roma annullarci mantenendo semplicemente un blocco difensivo basso e compatto non fa altro che testimoniare quanto il Torino sia poco efficace nell’ultimo terzo di campo.

Non abbiamo il colpo estemporaneo – o ne abbiamo pochi, tipo il bellissimo gol di Brekalo all’Udinese – in grado di spaccare il match. Ci mancano fondamentali fuori dall’area di rigore tipo il classico tiro o banalmente un ultimo passaggio più preciso e incisivo. Facciamo possesso palla, certo, perché gli altri ce lo lasciano fare. Il 69%, dato finale, non inganni di fronte a un palleggio sterile, lento per certi versi, in totale antitesi con quelle che sono, anzi sarebbero, le richieste del mister.

Roma – Torino, Volere non sempre potere

Eppure qualcosina nel primo tempo si è visto. Le poche volte che il Toro riesce a combinare in velocità fa correre i brividi all’avversario. Basti tornare all’occasione sbagliata da Pobega e dal bel tentativo di Brekalo di prima intenzione. Troppo poco? Certo, anche se a volte bisognerebbe considerare il fatto che, contro chi è più forte di te, non sempre fai qual che vuoi ma spesso ti limiti a fare ciò che puoi.

La Roma ha vinto come contro il Toro avevano vinto Milan, Napoli e Juventus. Tutti sanno che assorbendoci mantenendo un baricentro basso, poi possono colpirci. E poco importa se oggettivamente il Torino di Juric sa difendere bene – anche numeri alla mano – ed è migliorato molto nell’affrontare l’avversario in campo aperto, perché nei novanta minuti più recupero un gol lo si prende sempre e comunque.

Vuoi per errori di concetto, per il classico colpo ‘della domenica’ o, come nel caso del match giocato allo Stadio Olimpico, per l’amnesia di un singolo calciatore, nello specifico Alessandro Buongiorno. Che non va crocifisso, sia chiaro, perché da questa penna virtuale non usciranno mai critiche a chi si impegna e dà tutto. Gli errori fanno parte del calcio. Tuttavia nel caso del Torino obbligano la squadra a segnare sempre almeno due gol per sperare di portare a casa i tre punti.

Calendario e prospettive

L’infortunio di Belotti (prestazione ampiamente insufficiente) è a corollario di una serata che aveva già preso una certa piega dopo il gol di Abraham, ultimamente un po’ inceppato ma probabilmente aspettava solo il Toro per ripartire. Oltre al Gallo, che per bocca di Juric potrebbe aver avuto un problema grave, sono usciti malconci anche Djidji, Buongiorno e Singo, visibilmente zoppicante a fine partita.

Il Toro, contrariamente alle prime uscite, non disdegna il giro palla, ma se da una parte la squadra ha dimostrato di poter reggere ritmi semi-alti, dall’altra purtroppo non ha ancora acquisito quell’efficacia di cui si parlava poco prima. E, di conseguenza, se trovi un avversario che sa leggerti vai in evidente difficoltà. Il possesso c’è stato, ma molto spesso era uno sviluppo orizzontale senza il colpo in grado di aprire la difesa avversaria.

Per questo sarebbe stato fondamentale andare in vantaggio, nella stessa misura in cui lo sarebbe stato nelle altre sconfitte incassate in stagione. Lo ha detto Juric, lo imponeva il buon senso. L’unica maniera per vincerla sarebbe stata quella di costringere la Roma a scoprirsi per rimontare, come successe nel gennaio del 2020 quando, ancora con Mazzarri in panchina, il Torino vinse 2-0 grazie alla doppietta di Belotti.

Le parole di Juric dopo Roma-Torino

In conclusione, ancora due considerazioni. La prima è sulle cosiddette seconde linee. È possibile che alcuni di loro non abbiano nemmeno un minimo di orgoglio nel dimostrare di non essere, semplicemente, ex calciatori? Perché non lo sono, anagraficamente parlando, ma è l’impressione che danno. Baselli, Zaza ma anche Rincon, che a Roma non ha giocato, dovrebbero provare a far ricredere almeno in parte un allenatore che li considera le ultime ruote del carro.

E invece no, anzi, ogni volta in cui vengono mandati in campo arriva la conferma di ciò che non sono più, rafforzando anziché scalfire la credibilità di Juric. Il secondo punto, invece, è più una domanda che una riflessione. Da qui alla fine del girone di andata il Torino affronterà ancora Empoli, Cagliari, Verona, Bologna e Inter. Ora è il momento di dare una spallata alla classifica.

Il punto è: la squadra saprà darla, concretamente parlando? Tutti ci auguriamo di sì, ma le smorfie del mister davanti alle telecamere, quelle che mixano un intelligente basso profilo con la consapevolezza di avere ancora tanti bug in squadra, un po’ preoccupano. O forse non dovrebbero, ma visti i precedenti è normale che in molti tifosi prevalga la diffidenza. Tocca alla squadra, semmai, scacciarla definitivamente.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.