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Spunti tattici e riflessioni dopo Torino – Udinese

Torino - Udinese è stata una partita equilibrata e combattuta, ma alla fine a prevalere è stata la concretezza dei Granata.

Torino – Udinese finisce 2-1 e lascia in eredità molte cose positive, qualcuna negativa, altre rivedibili ma anche un buon numero di consapevolezze. Tra le note liete ci sono senz’altro i tre punti, che servivano per lasciare la parte medio-bassa della classifica (che quest’anno, toccate ferro, non dovrebbe riguardarci) e avvicinarci alla ‘sinistra’, quel posto che nelle ultime due stagioni abbiamo sempre e solo guardato da lontano.

In secondo luogo, il campo continua a dare molte risposte importanti, dove con ‘importante’ si intende – finalmente – un termine con accezione positiva. La squadra è sul pezzo, segue le indicazioni del proprio allenatore (che quindi è credibile, cosa che non si può dire di alcuni suoi predecessori), sta piano piano crescendo a livello di identità e, cosa più importante, sta ricompattando una tifoseria per forza di cose spaccata da anni di delusioni, in campo e non.

Alzi la mano chi, oggi, al fischio finale di una partita non corre subito a guardare il calendario per vedere quando sarà la prossima. E non perché il Toro di quest’anno farà chissà cosa – diciamolo, non siamo (ancora?) da Europa: scrivetevelo da qualche parte e tenetelo come memorandum quando vi capiterà di fare qualche volo pindarico -, bensì perché c’è la curiosità di vedere la squadra in campo.

Gli highlights di Torino-Udinese

Torino – Udinese 2-1: la vittoria della concretezza

C’è voglia di Toro e ce n’era anche dopo la sosta, preceduta dalla brutta sconfitta di La Spezia. L’Udinese era avversario di livello, lo aveva detto Juric e lo hanno ribadito alcuni dei nostri nel prepartita. E, infatti, una riflessione sul match non può non partire dal fatto che, qualora i bianconeri avessero pareggiato, probabilmente non avrebbero rubato nulla. Questo però non toglie, al Toro, ma dà: dà la consapevolezza di aver vinto una battaglia vera, la soddisfazione di essere tornati a poter dirci tra di noi che ‘questa è una partita da vincere’. E poi la vinci, a tratti esaltandoti.

Juric ha detto bene nel postpartita: sul 2-0 la devi chiudere. Ma il Torino le partite non sa chiuderle. E così capita che Forestieri, da trenta metri, toglie la polvere all’incrocio dei pali con un calcio di punizione e da lì l’Udinese riprende coraggio, sfidando una fase difensiva quasi perfetta e priva di sbavature. Quando si dice che la squadra è sul pezzo, ecco, si intende esattamente questo: fa tutto nel miglior modo possibile, anche sotto pressione, poi se l’avversario è più bravo si alza la mano e gli si fa i complimenti.

Aggressività

Il tecnico croato e il suo collega hanno preparato un piano partita molto aggressivo: l’Udinese, in fase di non possesso, saliva a prendere il Toro fino al limite dell’area, con i granata che molto spesso risalivano il campo molto bene palla al piede, sbagliando però spesso la fase di rifinitura. Un peccato, perché quanto si riparte con sei o sette uomini, è davvero un bel vedere e l’azione meriterebbe altra sorte.

Così Juric ha pensato a una contromisura molto semplice, che prevedeva il lancio quasi sistematico a scavalcare il centrocampo: in tal modo il Toro guadagnava metri sfruttando il fondamentale del gioco sulle seconde palle, uno dei leit motiv tattici ricorrenti in questa stagione. La strategia ha funzionato nell’azione che ha portato al gol, molto bello, di Brekalo, e avrebbe potuto essere efficace in molte altre occasioni, se solo il Toro fosse più preciso.

Saltare il centrocampo ha significato anche evitare un duello in perenne inferiorità numerica, con Lukic e Pobega così sgravati dal compito di manovrare la palla, cosa nella quale eccellono meno rispetto a un Mandragora, per concentrarsi sull’attacco degli spazi e gli inserimenti. Anche qui: si poteva fare meglio, ma non va sottovalutato il fatto di quanto idee e concetti siano molto chiari. Ergo, si è sulla buona strada.

Con Pereyra alzato di qualche metro Gotti ha corretto un’Udinese poco pericolosa nell’ultimo terzo di campo, mettendo il Toro in difficoltà nella ripresa. Poi, addirittura, i bianconeri hanno optato per un cambio modulo, con passaggio a quattro dietro e più qualità davanti. Così, con Forestieri, Soppy, Samardzic dietro a Beto i friulani hanno creato più scompiglio tra le linee, chiamando spesso i centrali granata a giocare, rischiando, sull’anticipo.

Appunti sui singoli: giganteggia Lukic

E qui si passa al discorso dei singoli. Bremer ha un po’ sofferto Beto in una sorta di sfida che per alcuni versi ha ricordato quella contro Nzola, complessivamente disputando una gara di grande personalità, arricchendola con il gol del 2-0. Djidji e Buongiorno non hanno sbagliato nulla in entrambe le fasi di gioco: su entrambi è evidente il meticoloso lavoro di Juric.

Le scelte sulle fasce, inizialmente da punto interrogativo, hanno dato ragione al mister croato. Vojvoda a sinistra ha ‘assorbito’ bene le scorribande (nulle grazie al kosovaro) di Molina. Aina portato a giocare sul piede forte è riuscito a dare maggiormente profondità quando si cercavano sbocchi dalla sua parte. In mezzo, va sottolineata la prestazione di ottimo livello messa insieme da Sasa Lukic.

Il 10 sta crescendo partita dopo partita, tanto da rendere probabilmente superfluo un ulteriore innesto lì in mezzo a gennaio (a meno che non partano sia Baselli che Rincon). Contro l’Udinese ha chiuso con 78 tocchi di palla e il 90% di precisione nei passaggi. Miglior prestazione personale della stagione, ovviamente. Il serbo, assieme a Brekalo, è stato forse il giocatore più decisivo nell’economia del match.

In chiusura, qualche parola va spesa per i due ‘estremi’ della squadra. Milinkovic-Savic ha probabilmente avuto qualche responsabilità sul gol incassato, ma la sua partita è stata arricchita da alcuni interventi importanti come quello su Pussetto e quello su Arslan. Nel finale ha ‘murato’ Samardzic, anche se va detto che il colpo, seppure a botta a sicura, era centrale. Chi scrive non è un fan del portiere serbo e ancora oggi ha qualche riserva sulla scelta fatta in estate, ma meno rispetto al passato.

Belotti al crocevia?

Andrea Belotti invece è in un momento particolare. Juric lo ha detto, ma tocca ribadirlo: va supportato. È in scadenza, forse andrà via, ma oggi è un patrimonio sportivo e umano del Toro e quindi va assolutamente protetto, soprattutto dopo la campagna mediatica vergognosa ricevuta con la Nazionale. Nello specifico, si vede che non è ancora al massimo fisicamente, ma contro un’Udinese che lo ha picchiato dall’inizio alla fine ha comunque perfezionato un assist e difeso molti palloni, permettendo alla squadra di respirare.

Questo è il massimo a cui, ragionando in generale, si può aspirare adesso, in attesa di recuperare gli infortunati (Mandragora e Ansaldi su tutti) e di riavere al cento per cento Praet e Pjaca, coi quali ci si può divertire parecchio. L’anno scorso questa partita il Toro l’avrebbe persa. Qualcosa è cambiato? Sì. Basterà, visto il contesto generale e societario? Forse no. Alternative? Non ce ne sono, almeno non di credibili. Ma la squadra merita, al contrario di quella degli ultimi due anni, fiducia.

Andrea Bracco

Andrea Bracco

Cuneese granata e granata cuneese. Tifo Toro e ne parlo, spesso a sproposito, su Youtube.