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Lettera di un innamorato di Belotti

Cari lettori, questo non è un articolo distaccato, piuttosto la lettera innamorata di quel Andrea Belotti che indossa la fascia di Capitano.

Questo è un innamoramento in piena regola, dopotutto ci sarebbero tantissimi giocatori più forti di lui. Non è Higuain, Lewandowski o Lukaku, mi basta che sia Belotti. Ha quel sorriso buono e la gobba a testimoniare, che non aveva i numeri per farcela, ma è lo stesso arrivato dov’è. Quando si è sposato ed è nata la bimba ho festeggiato, come fosse uno di famiglia.

Andrea Belotti, amare comunque

C’è da dire che Andrea Belotti non è più il giocatore da 27 reti a stagione, ma bisogna anche ricordare che non ha più Iago e Ljajic di fianco. Ma a me non importa, dopotutto, ripeto, mi basta che sia Belotti. Non posso dimenticare quelle partite con Longo o Nicola in cui c’era lui da solo a correre davanti, con quella banda di disperati dietro, con gente del calibro di Meitè, Rincon, Izzo, diventato un bidone, e tanti altri, che ricorderete meglio di me.

Ripeto non è Benzema, ma rimane comunque quella persona, che vorrei come vicino di casa, come fidanzato di mia figlia, di più come Capitano e centravanti del Toro. È riuscito a fare innamorare mia sorella di nove anni del Toro. Quando finisce un compito correttamente fa la cresta del Gallo; non credo ci sia orgoglio più grande, da fratello e da granata.

Il non averlo venduto a 80 milioni, secondo me, è stata una delle pochissime cose positive fatte da Cairo. In quel mercato ha dimostrato che avremmo potuto diventare un porto di approdo e non uno di partenza. E poi parliamoci chiaro: se gli 80 milioni li avesse usati per prendere gente del calibro del gatto Soriano o di Verdi, preferisco tenermi di gran lunga uno che corre e suda la nostra maglia…

Forza Gallo!

Infine scusatemi se non voglio criticarlo, anche se dovrei farlo. Diamogli ancora qualche mese e poi a chi si ama si perdonano tradimenti e litigi, figuriamoci qualche partita senza gol. Vi chiedo quindi questo favore: ricordatevi più quello che abbiamo ricevuto, piuttosto che quello che non ci ha dato.

Provate a pensare alle rovesciate con il Sassuolo, a quella con il Milan o ai migliaia di bambini con la sua maglia e poi magari, anziché criticare, vi ritroverete a gridare insieme a me e alla Maratona: Forza Gallo, non mollare!

Giacomo Stanchi

Giacomo Stanchi

Giovane cuore granata, studente di storia. Innamorato del Toro e di Belotti, scrivo e dico qualche cavolata ogni tanto su Radio Granata.

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